Imbrattati i manifesti funebri dell’ingegnere fascista Falzoni
FINALE. Vandalizzati, con scritte contro il fascismo e stelle rosse, gli epitaffi per i 70 anni dalla morte di Gino Falzoni. I manifesti funebri per ricordare l’ingegnere finalese erano stati...
FINALE.
Vandalizzati, con scritte contro il fascismo e stelle rosse, gli epitaffi per i 70 anni dalla morte di Gino Falzoni. I manifesti funebri per ricordare l’ingegnere finalese erano stati promossi dai consiglieri di opposizione Lorenzo Biagi (Lega Nord), Maurizio Poletti (civica lo Scariolante), Gianluca Borgatti, Mirco Garutti e Sandro Palazzi (centrodestra finalese). Falzoni è stato autore di molte opere pubbliche, tutt’ora esistenti nel territorio come la torre dell’acquedotto, lo stadio comunale, bonifiche irrigue del forese, dispensario di igiene e scuola materna, il consorzio del canapificio, i giardini pubblici e tante altre strutture comunali e private.
«Falzoni era segretario fascista a Finale, ma si è sempre comportato da persona retta portando innovazione con le sue opere e aiuti ai più poveri, testimoniate dalle cambiali non reclamate che furono ritrovate - racconta Borgatti - è stato ucciso da una banda di partigiani non finalesi due mesi dopo la fine del conflitto, e poi è stato dimenticato. In due occasioni abbiamo proposto di intitolargli una via. Al tempo dell’ultimo mandato del sindaco Raimondo Soragni, l’ex capogruppo Pd l’architetto Francesco Malaguti disse di essere “onorato di lavorare sulla scrivania che fu di Falzoni”. La proposta fu bocciata e ancora speriamo che Finale riconosca la dignità necessaria a questo personaggio che ha fatto molto per il paese e per i finalesi».
Per i vandalisimi, avvenuti nella notte di giovedì, l’ex consigliere provinciale Cesare Falzoni - che non è un suo parente - ha già sporto denuncia ai carabinieri.
Intanto la sezione Anpi di Finale si dissocia dall’atto vandalico con un comunicato: «Nel rispetto della Libertà e delle ideologie di appartenenza, questi tipi di estremismo sono atti negativi per la Comunità e la buona convivenza».
Manuele Palazzi
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