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Manifattura, cultura divisa sulla mostra

di Michele Fuoco
Manifattura, cultura divisa sulla mostra

Sitta: «Sembra una gara tra piazzisti». Della Casa: «Evento che scuoterà la città». Bertoni «Ok, se c’è un progetto futuro»

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E mostra sarà. Parliamo della rassegna “Il manichino dell'arte” che sarà inaugurata il 18 settembre alla Manifattura Tabacchi, con 90 opere di oltre 40 artisti internazionali, scelte in rinomate collezioni private. Il Comune ha raccolto il suggerimento dello chef Massimo Bottura e del gallerista Emilio Mazzoli. Si spenderanno 550 mila euro, di cui 48 andranno al curatore americano Richard Milazzo. E la polemica imperversa in città da una quindicina di giorni. Al dibattito non si sottraggono artisti e noti personaggi della cultura.

«Ogni qualvolta a Modena nascono queste questioni - dice Carlo Alberto Sitta, fondatore del Laboratorio di Poesia e della rivista “Steve” - mi sembra di assistere ad una gara tra piazzisti. Di cultura non si discute mai, ma solo di investimenti. Una volta Bonito Oliva, un'altra Daverio... e noi siamo i colonizzati. Il discorso culturale non mi pare sia stato affrontato ed è escluso da questa operazione. La cultura a Modena, dopo Triva, da più di 30 anni, la subiamo con gli assessori e i direttori della Galleria Civica. Questa è un'operazione, come tante altre, fatta sulla mia, la nostra testa, che mi esclude, non come poeta ma in quanto cittadino modenese. Sono convinto che sarà una bellissima mostra, anche perché Mazzoli ha validi artisti da proporre. Inoltre, conosco Milazzo che è una persona molto quotata in America e ho pubblicato sue poesie in una antologia. Ma mi chiedo a che cosa l'evento si colleghi. Non sono gli episodi a fare cultura».

Non vede l'artista Giuliano Della Casa le ragioni di tanto accanimento contro Mazzoli e Bottura. «È il Comune che ha chiesto il loro aiuto per scegliere le opere della mostra. Si sono messi a disposizione e danno loro addosso in modo forsennato. Non sono d'accordo con questi attacchi che sono completamente folli e spesso di gente che di arte non capisce assolutamente niente. Sicuramente sarà una mostra ragguardevole per l'importanza delle opere messe a disposizione da grandi collezionisti. Scuoterà Modena. È ovvio che se si vuole un grosso evento si devono spendere dei soldi».

Ma per Alberto Bertoni, docente universitario a Bologna, i costi della mostra sembrano un po' eccessivi. «Bisogna vedere le finalità. Se si vuole fare un'operazione mediatica, pseudo internazionale legata a questo “accidente” di Expo, che rimane fine a se stessa, allora la cosa mi piace abbastanza poco. Mi piacerebbe molto, invece, se l'operazione facesse parte di un progetto futuro, con l'utilizzo degli spazi della Manifattura per i prossimi anni per fare arte contemporanea. Per la Manifattura passo tutti i giorni. Mi pare un luogo abbastanza desertico, un paesaggio metafisico alla De Chirico. Lo vedo bene come possibile spazio espositivo in chiave contemporanea. Non, quindi, una vetrina “estemporanea”. Altrimenti i soldi spesi per questa mostra potrebbero essere utilizzati in modo diverso, anche perché tante iniziative e proposte vengono messe da parte».

Per l'architetto e artista Luca Leonelli sono numerosi ed adeguati gli spazi per le mostre di cui il Comune dispone. «Tra Palazzo S. Margherita, Palazzina dei Giardini e Foro Boario, ce ne sono abbastanza... È un momento delicato per spendere grosse cifre per l'affitto di cinque anni della Manifattura e per la mostra che si presenta, come un'antologica di opere, in buona parte, viste in gallerie negli ultimi decenni. Gli amministratori dovrebbero spremersi un po' di più per avere delle idee per non accogliere solo quelle che vengono dall'esterno, e per trovare una linea culturale che mi sembra non abbia da tantissimi anni».

«Ben venga - per il fotografo Franco Fontana una iniziativa di questa portata, con pezzi di collezioni famose. È un modo per vedere insieme tanti bravi artisti passati per Modena. È giusto che sia ben accettata una manifestazione che propagandi la buona arte. Mi interessa che l'arte, come ispirazione, continui a cantare e non m'importa da dove arrivi, se sia pubblica o privata».

«Questa mostra - sostiene Enrico Manelli, artista e docente d'Accademia - costituisce il solito modo arrogante dell'Amministrazione di imporre le cose, quando ce ne sarebbero delle più urgenti da fare, come gratificare quadri di proprietà comune che non vengono valorizzati. E tanti saluti ai contribuenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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