«Sangue, costi necessari per un servizio di qualità»
«La nostra associazione ha, in convenzione, solo una quota di rimborso spese Sedi, raccolta, materiale, promozione, mezzi: voce per voce cosa spendiamo»
MODENA. I costi del sangue per il Policlinico? Quelli necessari per coprire, nemmeno integralmente un servizio di raccolta capillare sul territorio che necessita di garanzie e professionalità, nell’interesse di donatori e beneficiati. L’Avis provinciale interviene e precisa punto su punto all’inchiesta pubblicata ieri sulla Gazzetta che parlava di un costo di 3,2milioni di euro l’anno per il Policlinico per la raccolta di sangue.
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IL PREZZO FISSO
«L'Associazione riceve dal Policlinico, con la quale è stata firmata una convenzione, una quota di rimborso sulla base di quanto previsto da una convenzione a livello regionale sottoscritta tra Regione Emilia Romagna ed Associazioni regionali del volontariato del sangue (Avis e Fidas). Tale quota viene annualmente aggiornata sulla base dell'indice Istat. I rimborsi sono gli stessi in tutta la regione e tutte le Asl della Regione hanno sottoscritto analoghe convenzioni con le associazioni dei donatori presenti sul loro territorio. Il rimborso è fissato per ogni unità di sangue o per ogni aferesi effettuata. Come tale le delibere assunte dall'Azienda Policlinico sono provvedimenti che attuano quanto la Regione dispone. L’ultima comunicazione in merito è stata emanata dalla Regione Emilia Romagna il 4 marzo a firma del Direttore Generale Licia Petropulacos. La cifra è significativa ma è tale da coprire, peraltro neppure integralmente, i costi».
QUALI COSTI?
«I costi sono quelli necessari per la gestione e la chiamata di circa 30mila donatori, l' effettuazione di oltre 53mila 500 donazioni all'anno e l'organizzazione di oltre 3.635 sedute di raccolta sull'intero territorio provinciale realizzate da personale sanitario qualificato (medico, tecnico ed infermieristico) in possesso dei requisiti fissati dalla regione che l'associazione retribuisce grazie ai rimborsi ottenuti. Ma c'è di più. Se l'Avis di Modena riesce a fare fronte ai costi sostenuti è anche grazie alla presenza di un elevato numero di infermieri e di medici che svolgono questa attività a livello del tutto volontario; ad essi si associano gli oltre 1000 volontari che effettuano attività di segreteria e di gestione della normale attività associativa. Volontari che non ricevono un euro, compreso il presidente dell'Avis provinciale donatore da quando aveva 18 anni e dirigente da sempre dell'associazione con diversi ruoli.
LE SEDI
«Poi ci sono i costi necessari - spiega l’Avis - al funzionamento e qualificazione delle sedi in applicazione degli standard regionali e che hanno ottenuto l'accreditamento proprio perché in possesso dei requisiti».
LE SPESE
«Poi ci sono i costi necessari alla copertura dei costi vivi indispensabili per produrre il materiale promozionale, a garantire un efficiente attività di carattere informatico collegato con il Servizio Trasfusionale del Policlinico, a coprire gli oneri dei mezzi utilizzati. E potremmo proseguire...».
LA LOGICA DEL DONO
«Qual è la logica che si vuole perseguire? Il volontario dona una parte del proprio corpo, dona il proprio tempo, spesso tanto, e deve tirare fuori di tasca propria il denaro necessario allo svolgimento dell'attività sanitaria di raccolta che l'Avis esercita su delega della regione Emilia Romagna? L'articolo si chiede, tra le altre cose, se “in tempi di spending review e di tagli alla spesa sanitaria e sociale davvero non esistono metodi alternativi e meno onerosi per la donazione del sangue? Non è che l'operazione bolognese abbia come obiettivo proprio quello del contenimento dei costi bypassando le associazioni le associazioni di volontariato?”. Rimaniamo stupefatti per l'inesattezza di quanto indicato. Innanzitutto le decisioni di spostare l'officina trasfusionale a Bologna riguarda la lavorazione del sangue raccolto, non l'attività di raccolta come tale. In secondo luogo la quota di rimborso riconosciuto all'associazione per le sacche raccolte è forfettario e come tale non varia a seconda del numero di punti di raccolta attivi. In terzo luogo l'attività che da oltre 60 anni le associazioni di volontariato del sangue svolgono rappresenta un patrimonio enorme sia dal punto di vista della solidarietà e dell'impegno sociale, sia da quello più strettamente economico. Infatti grazie alla gestione diretta della raccolta da parte dell'Avis la sanità pubblica può realizzare significativi risparmi rispetto alla gestione effettuata dalle strutture sanitarie con proprio personale. D'altra parte se la regione ha ritenuto di attribuire all'Avis provinciale di Modena la gestione della raccolta in provincia lo ha certamente fatto a ragion veduta. Si spenderebbe meno “bypassando le associazioni di volontariato?” Si può provare a dimostrare che il pubblico sia più efficace ed economico del terzo settore e alle istituzioni centralizzare le attività di welfare sul territorio oggi svolte dai volontari. Noi non crediamo.
IL BILANCIO
«Infine rileviamo una inesattezza nel testo dell’articolo di ieri quando Pino Ligabue è definito presidente dell'Avis modenese, ruolo non più ricoperto dal 15 dicembre 2014. Inoltre. Ligabue, da noi interpellato, ci ha riferito di non essere stato contattato recentemente sugli argomenti trattati. Una maggiore attenzione ai ruoli e soprattutto, l'opportunità di operare qualche verifica sarebbe stata certamente opportuna. Il bilancio dell'Avis Provinciale, è stato distribuito in centinaia di copie all'assemblea provinciale; tutti possono vedere come il rimborso copra una parte dei costi che l'Avis sostiene. A Modena, e in Emilia, il sangue non si paga. Non si pagano i volontari del sangue. Non si paga nessun volontario».
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