Gazzetta di Modena

Modena

«Centro trasfusionale, più confronto»

di Davide Berti
«Centro trasfusionale, più confronto»

Giuliana Urbelli: «Certi obiettivi vanno prima condivisi». E sul caso Avis: «Svolge un ruolo fondamentale, tutto trasparente»

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MODENA. «Il sangue non si compra ma si dona e l'attività di raccolta dei volontari dell'Avis è svolta gratuitamente ed è anch’essa un dono. Dobbiamo valorizzare il più possibile l'azione dei volontari non solo per quello che significa in termini sociali, ma anche perché rappresenta un contributo fondamentale alla sostenibilità del sistema dei servizi».

L’assessore alle Politiche sanitarie e sociali del Comune di Modena Giuliana Urbelli interviene sul tema dei rimborsi versati all’Avis dal Policlinico: 3,2 milioni di euro l’anno per la raccolta, un lavoro che da convenzione viene affidato ovunque a questa grande fetta di volontariato che, come ha ribadito ieri il presidente dell’Avis provinciale Maurizio Pirazzoli «non copre nemmeno tutti i costi».

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Assessore Urbelli esiste o non esiste un “problema” economico legato al costo delle sacche di sangue?

«È incomprensibile che venga attaccata un’associazione di volontariato che svolge un ruolo fondamentale e insostituibile per l'intera collettività. Con oltre 30 mila donatori, 50 mila donazioni ogni anno e decine di sedi sparse sull'intero territorio modenese, l’Avis, con la sua storia, rappresenta non solo un soggetto indispensabile per la raccolta del sangue, ma un patrimonio fondamentale in termini di solidarietà e coesione sociale per la città, la provincia e l'intera regione. E sui costi è tutto chiaro».

Si spieghi.

«L'attività dell'Avis va valutata innanzitutto in termini di opportunità e non solo di costo. I rapporti economici tra le Aziende sanitarie e l'associazione sono disciplinati da apposite convenzioni e le quote di rimborso sono le stesse in tutta l'Emilia Romagna. I costi cui si fa riferimento - aggiunge - sono necessari a coprire la gestione di una attività di raccolta capillare svolta su numerose sedi, che hanno richiesto in questi mesi un impegnativo percorso di riqualificazione legato ai requisiti dell'accreditamento. L'ampia diffusione dei centri Avis sul territorio modenese - conclude l'assessora Giuliana  Urbelli - ha, di per sé, un significato di presidio sociosanitario del territorio, come in molte realtà del nostro Appennino. La trasparenza delle relazioni anche economiche tra Avis e aziende sanitarie, sancita da atto convenzionale, è alla base della forte relazione istituzionale esistente».

L’Avis si è esposta pubblicamente contro la chiusura del centro trasfusionale a Modena: lei come la pensa?

«In effetti Avis ed altri soggetti hanno espresso forte preoccupazione rispetto al riordino richiesto dal Piano Sangue Regionale che prevede un'organizzazione territoriale basata su Aree Vaste, con unica struttura trasfusionale per area vasta prevista a Bologna; in questo caso, come per il sistema 118, non coincidente con Aven (Pc, Pr, Re, Mo). Si tratta, come per il 118, di scelte di natura tecnica che la Regione assume sulla base di valutazioni molto complesse, che riguardano qualità del “prodotto”, economie di scala in termini di lavorazione e trasporto del sangue, organizzazione del personale e necessità locali. Credo che scelte così complesse, e rilevanti per l'intera comunità a partire dai 30.000 donatori e le decine di operatori, proprio per essere comprese, debbano prevedere per il futuro un livello di informazione e confronto con le realtà su cui ricadranno gli effetti. A partire dalla conferenza territoriale sanitaria, cinghia di trasmissione tra la programmazione regionale e quella locale. Il sisma ha dimostrato come i nostri territori siano pronti a rimettersi in gioco, a cambiare se necessario: ma in una logica di rete e di forte condivisione degli obiettivi e sacrifici».

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Chiarito che il ruolo di Avis è di supporto al pubblico, come pensa debba essere, in generale, il rapporto tra pubblico e volontariato?

«Come dicevo, dobbiamo valorizzare l'azione dei volontari come contributo fondamentale alla sostenibilità del sistema dei servizi, se penso al welfare il loro contributo è straordinario, come traduzione concreta del principio di sussidiarietà, e a prescindere perché ha un valore sociale inestimabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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