Giulio Vannini, il manager del jazz
Un amore diventato lavoro nel 2000. Star e aneddoti da Baker a Rava e Bollani
MODENA. «Fin da adolescente sono sempre stato attratto dalla musica, in particolare da quella che veniva dagli Stati Uniti. Molti dei miei amici prediligevano la musica inglese, io ero conquistato dai suoni americani». Giulio Vannini, classe 1960, dopo anni di lavoro in ambito commerciale, dall'Enciclopedia Treccani al mondo delle concessionarie di auto anche con un ruolo di dirigente, all'inizio degli anni 2000 ha deciso di dedicarsi alla sua grande passione, la musica e in particolare il jazz, e di trasformarla in lavoro.
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«Quando ho scelto di intraprendere la carriera di manager del jazz è stato fondamentale il supporto di due persone - ricorda Vannini - Alberto Alberti, scomparso nel 2006, fondatore di Umbria Jazz e manager per l'Europa dei maggiori musicisti americani come Miles Davis e Dexter Gordon, che mi aveva aiutato a organizzare diversi concerti a Modena e Marilla Simonini, che aveva un'agenzia in città di produzione e organizzazione di spettacoli musicali e non solo, da cui ho avuto la struttura per poter lavorare».
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La passione adolescenziale, che lo ha portato a collezionare migliaia di lp e libri sul jazz, lo ha fatto diventare il professionista di oggi, impegnato tra le altre cose come direttore artistico del Modena Jazz Festival che in questi giorni sta portando in città star di livello internazionale. «Il primo libro sul jazz che ho letto fu quello di Arrigo Polillo, il più grande critico di jazz e uno dei più grandi organizzatori musicali in Europa, nato, forse molti modenesi non lo sanno, a Pavullo.
Dopo aver letto questo libro mi si è aperto un mondo: ho studiato un po' la tromba per provare a capire meglio la musica jazz; nel frattempo ho intrapreso la carriera di critico e per anni sono stato corrispondente di una rivista francese, Jazz Hot, la più antica rivista di jazz al mondo, lavoro che mi ha dato la possibilità di essere ospitato nei più grandi festival ed entrare in contatto sia con i musicisti che con i manager. Il jazz - spiega Giulio Vannini - nasce e si sviluppa negli Stati Uniti non solo attraverso la musica ma anche attraverso l'arte dei pittori, degli scrittori, dei poeti, attraverso il cinema, ed è la più importante forma d'arte nata nel XX secolo, la più grande forma d'arte americana».
A livello locale, Vannini ricorda la figura dell'avvocato Romolo Grande sotto la cui guida venne fondata la Emily Jazz Band che dopo alcuni mesi divenne New Emily Jazz Band e infine New Emily Jazz Orchestra. Agli inizi degli anni Novanta, Giulio fonda in città il Modena jazz club con cui fino al 2012 ha prodotto festival al Comunale, seminari presso il conservatorio e una serie di altre iniziative. «Nel 2012, quando ci fu il terremoto, con alcuni appassionati facemmo una maratona al Baluardo per raccogliere fondi. Da allora ho sempre cercato di fare qualcosa per la mia città». Vannini lavora nei più prestigiosi club d'Europa, come a Londra al Ronnie Scott's e a Parigi al Sunset Sunside, con le istituzioni più importanti e con musicisti del calibro di Kenny Barron e Ginger Baker.
«Avrò fatto migliaia di concerti e ho girato tutto il mondo. Ho avuto la fortuna di lavorare con i grandissimi della musica e di vedere nascere talenti italiani. Nel 2001-2002 al Comunale organizzai uno spettacolo con Stefano Bollani ed Enrico Rava: paganti 80!».
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