Il ministro in soccorso di Pizzolato
Orlando: «Datemi elementi per provare a fermare l’estradizione»
«Farò di tutto per impedire l’estradizione di Pizzolato. Datemi però degli elementi nuovi per supportare la nostra richiesta». Con queste parole incoraggianti il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha salutato la moglie di Enrique Pizzolato, la signora Andrea Haas, i suoi legali e i volontari del Gruppo Carcere Città al termine di un incontro che hanno avuto a margine della partecipazione del Guardasigilli alla festa del Pd di Sassuolo. Pizzolato, di origine brasiliana con cittadinanza italiana, rischia di dover lasciare nei prossimi giorni il carcere di Sant'Anna a Modena - dove sta scontando una pena di più di 12 anni per corruzione e riciclaggio - per essere trasferito e rinchiuso a Papuda, una delle galere più violente e degradate del Brasile, paese in cui le carceri versano in condizioni gravissime e disumane, come denunciato da numerose organizzazioni internazionali. E proprio questo hanno ricordato la moglie di Pizzolato, i suoi legali e il Gruppo Carcere Città che la accompagnavano. «Ho chiesto spiegazioni al ministro - ha spiegato la signora Haas - Gli ho chiesto perché ha deciso di estradare Enrique. Non era mai successo che l’Italia inviasse un suo cittadino in Brasile sapendo che in questo modo lo avrebbe mandato incontro a un carcere durissimo in cui rischierà la sua vita e la sua integrità fisica. Io temo che mio marito sia torturato, maltrattato e sottoposto a violenze». «La speranza non manca mai. - ha proseguito uno dei legali - Il ministro ci ha accolto con molta cortesia ci ha ascoltati. Speriamo che la sua disponibilità a valutare elementi nuovi possa concretizzarsi con il blocco temporaneo dell’estradizione affinchè sia rifatto il processo davanti alla corte europea dei diritti di Strasburgo».
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