Gazzetta di Modena

Modena

modena

L’inchiesta Aemilia è finita. Gli indagati restano 224

L’inchiesta Aemilia è finita. Gli indagati restano 224

A giorni la comunicazione di fine indagini dell'inchiesta sui rapporti tra mafia e appalto che ha sconvolto l'intera regione. L’udienza preliminare si farà a Bologna Ma non si trova una sede idonea. Deluso chi si aspettava nuovi coinvolgimenti

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Il processo Aemilia, il più grande di sempre alla criminalità organizzata in Emilia-Romagna è all'orizzonte, ma non c'è un’aula per l'udienza preliminare. Per ospitare imputati e avvocati - oggi siamo a 224 indagati in vista dell’udienza preliminare - non è ancora stato trovato uno spazio idoneo, sufficientemente grande e abbastanza sicuro. A breve della questione verrà investito anche il ministro della Giustizia, con cui i vertici degli uffici giudiziari bolognesi hanno chiesto un incontro. Il tema è mediatiamente esploso ieri dopo che il procuratore Roberto Alfonso, intervenendo ad un'assemblea dell'Associazione Nazionale Magistrati ha anticipato che cinque mesi dopo le 117 ordinanze di custodia cautelare dell'operazione Aemilia, il tanto celebrato colpo giudiziario alla 'Ndrangheta al nord Italia, la Dda è pronta a notificare entro la fine di giugno 224 avvisi di fine indagine. Tra una settimana, anzi, secondo Alfonso, che ha guidato l'inchiesta, ma che è stato appena nominato procuratore generale di Milano. Secondo le agenzie, non si ridurrà di molto il numero di persone per cui i suoi colleghi chiederanno il rinvio a giudizio, lasciati trascorrere i tempi canonici tra la notifica delle fine delle indagini e le richieste di rinvio a giudizio, oltre alle lunghe ferie estive dei magistrati.

Di certo, non c’è traccia della seconda ondata di indagati attesa nella Bassa modenese, per completare la “pulizia”.

Davanti al Giudice dell’udienza preliminare di Bologna potrebbero così comparire in autunno quasi 400 persone, molte delle quali modenesi, o protagoniste del ramo modenese dell’inchiesta, spesso collegato alal ricostruzione post sisma. Molti sono tutt'ora i detenuti, qualcuno addirittura al 415 bis: anche per questo occorre un luogo che possa garantire imponenti e non ordinarie misure di sicurezza.

Procura e tribunale parlano da mesi, anche con il Comune di Bologna. Sono stati visti teatri, si è presa in considerazione la vecchia aula-bunker del carcere della Dozza, ma nessuna di queste ipotesi è percorribile. Una possibilità che si sta vagliando è un padiglione della fiera, dove in passato si sono tenuti altri appuntamenti con grandi afflussi di gente. Non è chiaro chi si debba accollare la spesa. «Abbiamo chiesto io e il procuratore - ha spiegato il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Scutellari - un incontro con il ministro. Il rischio reale è che decadano le misure cautelari detentive e questo sarebbe un'immagine negativa per la giustizia italiana. Questo il più importante processo di mafia celebrato nell'Italia settentrionale».

«Siamo certi che il ministero - ha aggiunto Alfonso - farà il possibile per metterci in condizione di celebrare l'udienza preliminare, anche per l'importanza che il processo ha per l'immagine dello Stato».

E infatti parliamo solo di udienza preliminare, perchè il processo vero e proprio dovrebbe tenersi a Reggio Emilia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google