Va deserta l’asta del palazzo Coni
Pievepelago. Ancora invenduto l’immobile già scontato Il sindaco: «Ci riproveremo». L’opposizione: «Sistemiamolo»
PIEVEPELAGO. Fumata nera a Pievepelago per l’ex Coni di via Matilde di Canossa. Il nuovo tentativo di alienazione, a tre anni e mezzo dal precedente, si è concluso con un altro nulla di fatto: asta deserta e punto a capo. Resta dunque ancora senza un approdo l’operazione immobiliare partita nel maggio 2008 quando il Comune, sotto l’amministrazione di Luca Mordini, decise di acquistare la struttura sottoscrivendo un mutuo da 1,3 milioni con la Cassa Depositi e Prestiti spalmato sui 25 anni. Poi però non si trovarono le risorse per il recupero e con il sindaco Corrado Ferroni cambiò l’orientamento nei confronti dell’edificio, con la decisione di metterlo sul mercato: era il novembre 2011 quando si tentò la prima asta a un prezzo base di 1,6 milioni che però, a crisi economica già iniziata, non riscontrò parimenti alcun tipo di offerta.
In questi giorni ci si è riprovato con un maxi sconto di oltre 600mila euro che ha fatto partire l’alienazione da quota 944mila, significando dunque in partenza una perdita secca di 350mila euro rispetto al prezzo d’acquisto. Non se n’è fatto nulla, ma il discorso resta aperto.
«L’intenzione è quella di fare un altro tentativo di vendita - spiega Ferroni - perché per noi il bene non è strategico. Il Comune è stretto dai debiti, non ha le risorse per una ristrutturazione e ad oggi non c’è prospettiva di un ritorno della Fit al centro tennis: l’interesse che sembrava esserci è sfumato. Non ci resta che alienare».
Di diverso avviso il capogruppo di opposizione Marco Caiumi: «Mi chiedo che senso ha fare un altro tentativo di vendita che a questo punto partirebbe da quota 600-700mila: quasi la metà di quanto lo si è pagato, e con un mutuo tuttora da estinguere. E poi si abbandonerebbero al loro destino 25 campi da tennis che invece bisogna cercare almeno in parte di riconvertire ad altro uso. Siamo tutti d’accordo che l’ex Coni vada messo a reddito, ma recuperandolo, magari a pezzi. Se si vende, è come strappare una pagina: non si torna indietro».
Maria Cristina Bettini invece, pur tra la minoranza, concorda col piano vendita: «È un immobile che grava sul bilancio e va ceduto prima che vada in ulteriore deperimento, perché il Comune non ha le risorse per una riqualificazione e non può indebitarsi ancora».
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