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Macchine ceramiche, sale il fatturato (+7%)

Macchine ceramiche, sale il fatturato (+7%)

Il settore nel 2014 è tornato ai livelli pre-crisi del 2008. Tarozzi: «Si sta tornando a investire»

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Un 7% di crescita che pesa, quello registrato da Acimac, l'associazione con sede a Modena dei costruttori di impianti per ceramica nel 2014, perchè significa un fatturato complessivo di 1 miliardo e 836 milioni di euro, che riporta gli impiantisti ceramici ai livelli pre-crisi del 2008-2010.

Un segno che, oltre a confermare la leadership mondiale e la costante crescita delle esportazioni, si basa sulla piacevole scoperta che anche in Italia si investe e produce. È il mercato nazionale infatti la sorpresa, con un più 28% che non si registrava da anni. Il 2015 sembra partito sotto auspici ancora migliori, anche se il presidente Fabio Tarozzi e il direttore Paolo Gambuli, preferiscono fare esercizio di prudenza e ora temono un possibile calo.

«Non possiamo però non manifestare tutta la nostra soddisfazione per questi dati che significano uscire dalla crisi e ritrovare un Paese in cui si ricomincia a investire. Viviamo quotidianamente a contatto con gli imprenditori ceramici e sappiamo quali sforzi si stanno facendo in adeguamenti tecnologici, anche a causa dei velocissimi cambiamenti che sta vivendo negli ultimi anni il settore della piastrella. Fra gli ambiti in cui si investe di più, quelli legati al risparmio energetico e al miglioramento a livello di sostenibilità; e poi i grandi formati, la decorazione». È l'export a certificare la leadership mondiale dell'impiantistica ceramica, col più alto valore mai registrato: 1 miliardo e 395 milioni: «Abbiamo una presenza divisa equamente in tutto il mondo – commenta Fabio Tarozzi – e questo ci consente di far fronte alle crisi cicliche dei vari mercati senza perdere quote. Al momento il Medio oriente è in fortissima espansione. Una parte importante di queste vendite estere ci viene dal presidio di queste aree, da filiali di società italiane aperte sul posto».

L'occupazione tiene ma per ora non cresce, anche se c'è fiducia. E fra le altre, poche, ombre, la questione dimensionale: una ventina di grandissime aziende che realizzano la gran parte del fatturato complessivo e un gruppo ancora folto di imprese piccole e sottocapitalizzate che hanno come ambito di riferimento il mercato nazionale. «D'altra parte i processi sono in evoluzione e oltre a quanto il settore produce direttamente dobbiamo considerare un indotto che aumenta di tre volte almeno il volume di affari complessivo».

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