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«’Ndrangheta? Il comune di Finale Emilia Chiederà danni»

di Francesco Dondi
«’Ndrangheta? Il comune di Finale Emilia Chiederà danni»

Dopo la chiusura dell'inchiesta sull'Operazione Aemilia il sindaco Ferioli di Finale Emilia si sfoga e annuncia: «L’arrivo dei commissari è uno smacco, resteranno a lungo ma ne usciremo puliti e mi prendo le responsabilità politiche»

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FINALE. I tre commissari prefettizi lavorano nel municipio di via Montegrappa: arrivano tutti i giorni e verificano migliaia di atti - finora sono state richieste 4mila determine - elaborati nei vari uffici. Il loro lavoro potrebbe continuare fino a dicembre, ossia andando oltre i tre mesi programmati anche al fine di analizzare in ogni sfaccettatura le possibili infiltrazioni malavitose nell’amministrazione della “cosa pubblica” o anche soltanto il rischio di condizionamenti della giunta e dei consiglieri comunali. Una prospettiva che non lascia tranquillo il sindaco Ferioli, orgogliosamente però convinto di traghettare il Comune fuori dalle secche in cui da mesi è invischiato.

Sindaco Ferioli, l’inchiesta Aemilia volge al termine: sollevato dal fatto che nessuno degli amministratori sia coinvolto direttamente?

«Non è coinvolto neppure il Comune di Finale, anzi attendiamo l’inizio del processo per costituirci parte civile e semmai il nostro capo ufficio dei Lavori Pubblici dovesse essere giudicato colpevole chiederemo anche i danni. L’imminente chiusura delle indagini però sancisce una cosa: nessun amministratore né alcun dipendente è indagato per associazione mafiosa. Gerrini è accusato di abuso d’ufficio continuato e basta, questo deve essere chiaro perché mi sono stancato di vedere accostato il mio nome e quello di Finale ai mafiosi».

Però c’è una commissione prefettizia che sta lavorando e lo farà per altri 75 giorni.

«Ben vengano i tre commissari, ma il loro compito non è quello di verificare se vi siano elementi penali scordati dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia bensì di capire, attraverso gli atti comunali, se c’è o c’è stata infiltrazione malavitosa nel Comune o anche solo se vi possano essere stati dei condizionamenti nelle nostre scelte. Credo resteranno più dei tre mesi previsti, hanno già chiesto 4mila determine dal 2011 ad oggi. Stanno analizzando tutta la macchina comunale non solo i Lavori Pubblici».

Ha paura che la loro presenza rallenti la ricostruzione?

«La ricostruzione è bloccata dal 28 gennaio. Gerrini curava i cantieri pubblici, in un anno ha fatto mille determine. Avevamo tre progetti in dirittura d’arrivo: municipio, teatro e centro sportivo. Ci siamo fermati e le nuove responsabili dell’ufficio Lavori Pubblici stanno analizzando la situazione. L’arrivo dei commissari prefettizi non me l’aspettavo, è stato uno smacco, pensavo stupidamente che l’assenza di implicazioni penali ci avrebbe permesso di tornare alla normalità. Controllino pure tutto. Io sono convinto che il Comune non sarà commissariato perché né io, né i miei amministratori e neppure i consiglieri comunali sono mai stati influenzati nelle scelte».

Ma Gerrini, secondo l’accusa, ha avantaggiato un “amico” qual era Bianchini.

«C’è un’intercettazione che in pochi hanno notato in cui dico che “non prendo impegni con nessuno”. Tra tutti gli appalti pubblici gestiti da Gerrini, Bianchini ne ha vinti l’1,5%. Io diedi un input politico: spendere tutti i soldi che l’Unione Europea ci aveva garantito e accelerare la ricostruzione. Questa è una colpa politica che mi prendo tutta, ma non mi si chieda di controllare mille determine fatte in piena emergenza terremoto o di verificare chi lavora nei cantieri. Non spetta ad un sindaco farlo, anzi. Sarebbe stato molto peggio se un sindaco avesse voluto influenzare i funzionari, scegliendo chi far lavorare, quella sì che avrebbe avuto risvolto penali diversi. E non vi nego che in tantissimi, da nord a sud, sono venuti a chiedere commesse nel sisma».

Non può negare che l’arrivo dei commissari ha rallentato la macchina amministrativa?

«Quando parlo di rallentamenti, mi riferisco alla quotidianità. È umano che un dipendente, sapendo di essere controllato, verifichi gli atti decine di volte in più rispetto ad una situazione standard. Ripeto, c’è massima disponibilità verso la commissione, ma allo stesso tempo il loro arrivo è stata una botta psicologica per tutta la macchina amministrativa, che a oggi fatica a ricarburare dopo l’arresto di Gerrini e lo scandalo Aemilia».

Lavorerebbe ancora senza un segretario comunale?

«Con il senno di poi dico no. Ma nel 2011, con un segretario part time, ne cercai un altro. Qualcuno mi propose anche di pilotare il Comune verso un fallimento. Avevamo oltre 34 milioni di debiti, ci consideravano morti e pronti al commissariamento e invece siamo vivi e con un debito ridotto a 23 milioni. Certo, non prendendo un segretario abbiamo risparmiato 100mila euro all’anno e nell’ottica della riduzione dei costi era una valutazione da fare. Non scordiamo che la mia magistratura doveva essere caratterizzata dalla riduzione del debito, dal pagamento delle fatture arretrate e dalla manutenzione ordinaria. Invece ecco il terremoto...».

Si è sentito abbandonato dal Pd?

«Ringrazio il senatore Vaccari che mi è stato vicino. Fa parte della commissione Antimafia, sa cosa ha detto il procuratore capo della Dda di Bologna su Aemilia e credo anche su Finale. Per il resto ho altri problemi. Non sono un sindaco del Pd, non ho mai avuto una tessera pur essendo uomo di centrosinistra e contento di avere al mio fianco il Pd. Ci sta che possano anche aver pensato “pensaci da solo” e so bene che quando si parla di infiltrazioni malavitose ci sia timore di sporcarsi. Umanamente mi aspettavo qualcosa di più dai vertici, anche regionali, sì, anche da Bonaccini, ma non è questo il mio problema ora. Devo cercare di ridare fiducia ai dipendenti comunali perché, nonostante tutto, dobbiamo continuare a lavorare per mandare avanti e ricostruire Finale».

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