Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Borlengo: riscossa del cibo povero nato da un assedio

di Serena Arbizzi
Borlengo: riscossa del cibo povero nato da un assedio

Appena pubblicato da Artestampa un volume alla riscoperta di questa leccornia dell’Appennino

3 MINUTI DI LETTURA





Correva l’anno 1226 quando il Castello di Guiglia venne accerchiato dai modenesi che volevano a tutti i costi conquistarlo. All’interno delle mura, la gente del posto resisteva con tutti i mezzi a disposizione, anche quando le provviste iniziarono a scarseggiare: la farina diminuiva con il passare dei giorni, e l’impasto con cui si realizzava il pane diventava sempre più acquoso tanto da trasformarsi in piadina e poi in una colla sottilissima. Secondo la tradizione del nostro Appenino, questo racconto tramandato nei secoli corrisponde alla nascita del borlengo, una leccornia dell’enogastronomia tipica modenese che sta attraversando una fase di vivace riscoperta. Ora, infatti, è disponibile un libro che prende per mano il lettore alla scoperta di questo prodotto nostrano, permettendogli di conoscere i luoghi dove si possono gustare i borlenghi. Questo volume, edito da Artestampa con il coordinamento editoriale di Luca Bonacini, si intitola “La disfida del borlengo”, e costituisce un’avvincente mappa per il palato. Tra le pagine del volume vengono svelati gestori di attività talvolta un po’ nascoste o comunque poco note delle nostre montagne, dove si possono assaggiare i borlenghi. «Il titolo del libro parla della storica disfida che dura da sempre e durerà per sempre tra le varie modalità di preparazione - racconta l’editore Carlo Bonacini - C’è chi dice che i veri borlenghi siano quelli creati con il mestolo e poi cotti sui “soli”, ma si possono chiamare borlenghi anche gli impasti cotti sulla piastra. Ancora, questo prodotto può nascere attraverso la stesura a spruzzo, creata per velocizzare la preparazione. Capita, infatti, che talvolta vi sia la coda di chi vuole gustare il borlengo: nel libro guida noi abbiamo messo anche quanti “soli” sono presenti dai gestori che preparano questa tipicità. In tal modo è possibile orientarsi per capire dove andare se si fa parte, ad esempio, di una compagnia numerosa che, in certi luoghi potrebbe dovere aspettare prima di assaggiare il borlengo, una tipicità che va mangiata calda, è un prodotto espresso che va servito immediatamente - prosegue Bonacini. - Per quanto riguarda la guida, abbiamo avvertito la necessità di realizzarla perché non esisteva prima un punto di riferimento che permettesse di conoscere i vari luoghi dove si prepara il borlengo. In Rete non si trova un itinerario dei gestori di attività di questo tipo: accade che certi locali lo preparino solo in certi giorni della settimana o certi periodi dell’anno. Ora invece questa guida c’è grazie al nostro lavoro certosino che ci ha permesso di scovare posti che a volte non hanno nemmeno la connessione internet o dove le ricette si tramandano a voce» conclude l’editore del libro, presentato ufficialmente ad Expo all’inizio di giugno.

I lettori della Gazzetta potranno anche scegliere qual è il borlengo più buono tra quelli che potranno assaggiare durante l’estate. La segnalazione del borlengo migliore va fatta spedendo o recapitando il coupon debitamente compilato alla Gazzetta. Il tagliando verrà pubblicato fino al 10 settembre. A metà settembre verrà poi stilata una classifica con i più votati che saranno premiati con pergamene commemorative alla Camera di Commercio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google