Il museo del whisky? Esiste, è a Modena
Arrivano da tutto il mondo, anche da Russia e Giappone, per ammirare migliaia di pezzi pregiati di grande valore: 20mila bottiglie di whisky e cognac provenienti da diversi angoli del mondo. Bottiglie scozzesi millesimate del 1840, bourbon made in Usa, nettare del Sol Levante
Il signor M è custode di una delle più incredibili collezioni di whisky che esista sulla faccia della terra. Ma è un segreto. Un segreto di Pulcinella. Il signor M a Nonantola e dintorni è infatti tutto fuorché uno sconosciuto. Lo stesso dicasi oltreoceano. Ciò nonostante rispettiamo la sua volontà di mantenere un basso profilo. Abbiamo il raro privilegio di strabuzzare gli occhi al cospetto di un tesoro straordinario e questo ci basta.
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IL TESORO. Una cantina al piano terra di un'antica casa della provincia modenese dal valore inestimabile perché forte di 20mila bottiglie di whisky e cognac provenienti da diversi angoli del mondo. Bottiglie scozzesi millesimate del 1840 per cui qualcuno potrebbe uccidere, bourbon made in Usa, nettare del Sol Levante, “bevande spiritose” molto english in stile God save the Queen - può forse mancare la bottiglia pensata ad hoc per le nozze del principe Carlo e Lady Diana o per il genetliaco della regina Elisabetta? - chicche neozelandesi, canadesi, spagnole, esemplari in ceramica dalle forme più impensabili e con etichette che sono un capolavoro. La nostra opera d'arte preferita? Ha un pipistrello argento appeso al collo e sventola bandiera nostrana. «È un Luigi Sarti e figli bollino reale. In pochi sanno che esiste il whisky italiano - rivela il padrone di casa - Scala, Morelli, Ciutti…una produzione che va dai primi del Novecento e si esaurisce a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. E che in seguito, sostituita dall'importazione, si è quasi del tutto esaurita».
PER POCHI ELETTI. Preclusa al grande pubblico, la mirabilia alcolica del signor M, previa richiesta, accoglie con i suoi persistenti aromi solo chi è disposto a lasciare a briglie sciolte ciascuno dei cinque sensi. Quando esci a riveder le stelle forse non sei ubriaco come se fossi stato in una distilleria ma poco ci manca. Qui approdano numerosi estimatori russi con gli immancabili portafogli rigonfi, giapponesi che, pur di farsi fotografare con la bottiglia in vetro soffiato veneziano, fanno il giro del mondo in dodici ore, nonché quegli stessi scozzesi che, spiega il signor M, «vengono in Italia per ricomprare il loro whisky di fine Ottocento per poi venderlo in patria a prezzo quadruplicato».
LE DIFFERENZE. Nel frattempo un gioiello di cristallo si materializza tra le nostre mani. La forma è triangolare e l'associazione con l'assai più “pop” Vecchia Romagna è tanto immediata quanto fuori contesto: «Questo è un Haig. Vedete il fiore del cardo, simbolo della Scozia? È in argento ed è fuso nel vetro. Furono i veri intenditori ad importare nel nostro paese l'eccellenza scozzese. Parliamo degli anni Quaranta, anni a ridosso del secondo conflitto mondiale in cui la massa beveva soprattutto whisky inglese».
IL SAPERE. Grati di avere l'occasione di colmare almeno in parte lacune profonde come la fossa delle Marianne, ci avventuriamo in una landa ignota. Il nostro bagaglio di conoscenze sul tema contempla una solitaria nozione: se opti per il “whisky” bevi old Scozia, se ordini un “whiskey” le tue papille gustative approdano in Irlanda. Di certo viaggiamo leggeri e poco attrezzati. «È stato mio padre, cinquant'anni fa, ad iniziare la collezione. Spulciava nei negozi più polverosi, partecipava alle aste, seguiva il filo di una ricerca certosina. Oggi in parte è ancora così ma tra simili ci si incontra soprattutto in rete. Lui era un collezionista puro e, se non in qualche rarissima occasione, di fatto non beveva whisky. Io invece, che in mezzo alle bottiglie sono cresciuto e invecchiato, ogni tanto qualche soddisfazione me la tolgo. Apprezzo soprattutto i distillati originari della Scozia del nord perché sono trattati con acqua che scorre nei fiumi ricchi di torba. Torba di cui conservano l'incisivo sapore».
LA CONSERVAZIONE. Il signor M sa il fatto suo. È cordiale ma anche molto cauto. Se millanti sapienza quando non distingui un whisky dal cognac puoi giusto battere in ritirata. Se ti dimostri un buon ascoltatore e sei disposto a tenere a bada la prosopopea sei il benvenuto. «Questa è una casa molto vecchia, i muri sono spessi e dunque non è necessario un impianto di climatizzazione - sottolinea il signor M dopo aver intercettato il nostro sguardo che indugia su alcuni contenitori di cui ignoriamo la funzione - Contengono sale che aiuta a regolare il livello di umidità. Abbiamo provato ad utilizzare un deumidificatore ma rovinava il sughero. Oggi le bottiglie, tutte fotografate e catalogate, sono ordinate per azienda. Mio padre aveva un modo tutto suo di disporre il whisky sugli scaffali, un sistema che rispettavo ma che non ho mai condiviso. Dopo tre anni dalla sua morte ho deciso di fare di testa mia. Il terremoto del 2012? La collezione ha subito qualche danno ma per fortuna contenuto. Vedete questi listelli? Sono protezioni, nel caso (sia mai) la terra tremasse ancora. L'aspetto è poco elegante ma a volte occorre sacrificare l'estetica a vantaggio della sicurezza».
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