Quel “secondo cervello” che produce tanta felicità
Dai neuroni intestinali arriva il 95% della nostra serotonina che viene rilasciata a seguito di stimoli esterni come l’immissione di alimenti oltre che suoni e colori
Non tutti sanno che abbiamo un “secondo cervello” che si trova situato nel nostro apparato intestinale. «I neuroni intestinali producono il 95 per cento della serotonina, l'ormone, cosidetto, della felicità, e la rilasciano a seguito di stimoli esterni come l'immissione di cibo, ma anche suoni o colori». A spiegarci più da vicino le correlazioni tra cibo e psiche è il dottor Niccolò Colombini psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale della Ausl di Modena.
«La percezione che ci arriva attraverso il gusto è fortemente influenzata dall'esperienza e dalla memoria delle conseguenze che l'ingestione dei diversi cibi ha prodotto a livello organico. Il nostro corpo si difende da cibi che ci hanno fatto male associando un ricordo negativo, un comportamento avversivo che induce a rifiutare quei determinati alimenti e in alcuni casi a rifiutare di mangiare» spiega Colombini. «Basti pensare a frasi come “faccio fatica a digerire questa cosa o quella persona” oppure “mi è rimasta sullo stomaco” per capire quanto sia stretto il nesso, anche culturale, tra cibo e psiche».
Non c'è una relazione scientificamente provata tra la dieta e la cura dei disagi mentali, ma di certo un buon piatto gustato in un momento conviviale aiuta la produzione del cosiddetto ormone della felicità e una dieta equilibrata, come quella mediterranea, che tanto viene celebrata nel mondo per le sue caratteristiche di piacevolezza e sanità, può aiutare a star meglio con se stessi e gli altri incidendo anche sul tono dell’umore.
«È necessaria - prosegue Colombini - un'alimentazione completa, ricca di frutta, verdure, cereali integrali, pesce e carne di alta qualità. Quindi molto varia con una corretta assunzione di acidi grassi polinsaturi (noci, pesce) e monoinsaturi (olio d'oliva) che hanno effetti benefici su corpo e psiche. Vanno limitati, invece, i grassi saturi che si trovano nei cibi con un alto tasso di trasformazione come i fritti e che hanno effetti deprimenti sul sistema immunitario».
Sulle diverse tipologie di alimenti e sulle loro relazioni con il benessere psicofisico di una persona, non mancano alcune sorprese. «Occorre ad esempio sfatare il mito del cioccolato come antidepressivo - ricorda Colombini - perché non è composto solo di cacao che è connesso al rilascio di serotonina, ma è prevalentemente burro di cacao e quindi ha una forte componente di grassi saturi la cui alta assunzione è però dannosa».
Un ultimo consiglio? Quello di mangiare “sano in un ambiente sereno e in buona compagnia” in modo da associare ricordi piacevoli all'assunzione di cibo. «I sensi di gusto e olfatto - conclude infatti Colombini - sono quelli più connessi all'area cerebrale della memoria a lungo termine creando dei veri e propri ricordi gustativi. Quando assaporiamo una piatto, infatti, non discriminiamo solo le diverse qualità sensoriali, ma ricaviamo anche una sensazione di gradevolezza o sgradevolezza del gusto che è legato al rilascio di endorfine e alla sensazione di benessere. Inoltre un buon rapporto con il cibo passa anche dall'ambiente e dalla compagnia con cui quel cibo è consumato. Un elemento da tenere decisamente in considerazione per quanto riguarda il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare».
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