Street food: il nuovo trend per la cucina d’autore
Galeotta fu una visita alla “Street Food Parade” in quel del Palavela di Torino. Se il termine street food rievoca immediatamente nel vostro immaginario scene Hollywoodiane dove il protagonista di...
Galeotta fu una visita alla “Street Food Parade” in quel del Palavela di Torino. Se il termine street food rievoca immediatamente nel vostro immaginario scene Hollywoodiane dove il protagonista di turno si spazzola un hot dog correndo per la Fifth Avenue, fermatevi subito perché la lettura di questo articolo potrebbe esservi utile… Parlando di street food si pensa subito a hot dog, piadine e panini. Certo, quelli non mancano, ma vi posso assicurare che ad attrarre la mia attenzione durante l'evento torinese, soprattutto il mio olfatto, è stato ben di più.
La “Street Food Parade” infatti è un vero caleidoscopio di odori e colori che, in pochi passi, ti fanno assaporare la cucina greca, indiana, americana, spagnola, le tendenze vegan, quelle bio e i piatti tipici delle diverse cucine tradizionali delle regioni italiane. E chi più ne ha più ne metta. Non manca nemmeno qualche adorabile bizzarria, come ad esempio il choco kebab realizzato con finissimo cremino piemontese. Cucina povera? Sicuramente, il punto da cui partire è la tradizione fatta spesso d'ingredienti dai costi contenuti e di facile reperibilità, ma non solo. Oltre a proporre piatti a prezzi accessibili, la filosofia dello street food si propone di rimetterci in contatto con le proprie “radici” andando a scoprire ricette spesso tramandate di generazione in generazione e poi dimenticate, anticipando trend culinari capaci di trasformare classici della cucina in veri e propri piatti di autore. Non trascurabile l'utilizzo di materie prime fresche, che magari salvaguardino le zone agricole e rurali limitrofe ai nuclei urbani. Ma lo street food è associato anche ad un altro concetto. La fretta. Ebbene, al contrario, così come i “mercati”, lo street food ha dimostrato di essere motore propulsivo di socializzazione, spesso andando a incidere su problematiche contemporanee diffuse nelle nostre città, come il bisogno di rilancio di centri storici, la ricerca di spazi pubblici sicuri e l'esigenza di sostenere altre attività commerciali. Perché lo street food propone come strumento di aggregazione e coesione rianimando e valorizzare contesti difficili, degradati o “vuoti urbani”. Ad esempio a Lecce, presso l'istituto penitenziario di Borgo San Nicola, grazie alla collaborazione con la “Federazione Italiana Cuochi”, l'arte del cibo di strada è diventata strumento di riabilitazione e inclusione sociale: venti detenute all'interno del progetto “donne in carcere” hanno infatti avuto modo di accedere a un corso di formazione che ha rilasciato loro, una volta concluso il corso, un attestato spendibile sul mercato del lavoro. Altro che street, qui si apre proprio un mondo!
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