Attentato nel cantiere dell’Ansa a Finale
Bruciati due escavatori per demolire la fabbrica. Erano in affitto alla A&C di Zaccarelli. Danno da 120mila euro
FINALE. Sarebbe potuto passare come un corto circuito, magari con le fiamme che si sono propagate da un mezzo all’altro, se non fosse però che gli escavatori si trovassero parcheggiati a distanza di almeno cinquanta metri di distanza. Non c’è quindi dubbio che l’incendio divampato giovedì notte, intorno all’una, nel cantiere dell’Ansa Marmitte sia di natura dolosa. Qualcuno ha quindi scavalcato la recinzione, è entrato nell’area delle lavorazioni e si è concentrato sui due mezzi. I vigili del fuoco di San Felice, intervenuti sul posto, non hanno trovato inneschi, ma per appiccare le fiamme sarebbe potuta bastare anche soltanto un po’ di benzina e null’altro.
Le indagini. Sul rogo hanno quindi aperto un’indagine i carabinieri di Finale, che non solo proveranno a scoprire chi ha agito, ma soprattutto il motivo dell’assalto che puzza tanto di ritorsione, in puro stile criminale. Si parte da un solo dato certo: i due escavatori - in parte danneggiati, ma completamente inservibili per un danno complessivo di circa 120mila euro - sono di proprietà della Casoni snc, impresa di Casteldario (Mantova), specializzata nelle demolizioni edili. L’azienda virgiliana ha però soltanto affittato i mezzi, con conducente, alla A&C della famiglia Zaccarelli di Mirandola, che a sua volta aveva ricevuto l’incarico della demolizione della vecchia fabbrica di marmitte, che rientrerà in un ampio e ambizioso progetto industriale guidato da Sag Tubi, capitanata dal manager Walter Zini, che rilancerà l’attività di Ansa.
Il messaggio. Ecco allora che sarà necessario identificare prima di tutto quale sia il destinatario del messaggio intimidatorio. Difficile pensare che sia la Casoni anche perché i titolari hanno già testimoniato di non aver mai ricevuto minacce in passato. Tra l’altro diventa complicato pensare che i piromani fossero a conoscenza della proprietà dei mezzi affittati. Si guarda quindi altrove, ma l’indagine è complessa e non è supportata neppure da eventuali riprese video dal momento che la zona del polo industriale è sprovvista di telecamere.
L'allarme. «Ci hanno chiamato ieri mattina - dicono dalla sede di Casteldario, quartier generale della Casoni - È stato un artigiano che lavora con noi e che si occupa di amianto ad avvertirci appena arrivato in cantiere. “Guardate che i vostri escavatori sono bruciati”, ci ha detto al telefono. Siamo venuti a Finale, abbiamo preso coscienza della situazione e abbiamo saputo che l’incendio era avvenuto nella notte, ma nessuno dei mezzi di soccorso poteva sapere di chi erano gli escavatori. Sospetti? Nessuno, noi noleggiamo le attrezzature e gli operatori, tra l’altro avevamo avviato il cantiere soltanto ad inizio giugno».
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