Crimini on line, la guerra della polizia postale di Modena
Il comandante della polizia postale di Modena, Salvatore Calabrese lascia dopo undici anni e racconta come le tecnologie abbiano nel tempo stravolto i modi di indagine e i tipi di reato. Non si tratta di sole truffe
MODENA. È passato dal mondo reale a quello virtuale, combattendo non con la pistola ma con il mouse, correndo non più a bordo di una pantera ma su linee via via sempre più velocità. E la realtà che ha trovato e che ha combattuto per undici lunghi anni era in continua trasformazione, a volte si manifestava improvvisamente, altre invece si nascondeva dietro ad escamotage, trucchi e maschere per i quali bisognava ingegnarsi ex novo al fine di trovare la soluzione del rebus. Polizia postale, un nome “antico” per una specialità che è, per la natura stesa della materia che affronta, reati informatici in primis, all’avanguardia nella modernità: il capo modenese lascia, chiude il suo computer indagatore e ritorna in campo. Quello rettangolare: si occuperà, a tempo pieno, di calcio, allenando i bambini e i ragazzi del Corlo.
Dopo undici anni, come detto, l’ispettore Salvatore Calabrese, comandante della polizia postale di Modena, lascia la divisa e il mondo del web all’età di 54 anni: per lui si è aperta l’opportunità per lasciare e l’ha colta al volo, visti i tempi. Ma la postale modenese non resterà da sola, proseguirà nel segno della continuità, pur nella spada di Damocle di una annunciata chiusura a livello locale al fine di accentramento in quel di Bologna. Al posto di Calabrese subentrerà il suo vice, Marco Ferrari, che per dieci anni, voluto proprio da Calabrese e pure lui con trascorsi alla Volante e alla polizia giudiziaria, ha diviso lo “stesso pane” col comandante e l’intero staff, otto agenti specializzati nel settore. Dunque Calabrese lascia e spiega cosa voglia dire fare il surf sulle onde della tecnologia.
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«È tutto un altro modo di indagare - spiega - quando ero alla Mobile e si indagava su un rapina i metodi erano e sono quelli standard. Si fa il sopralluogo, si ascoltano le testimonianze, si analizzano i filmati, le impronte, si cercano confronti e così via. Nel mondo delle truffe informatiche, tra le carte clonate, tra gli adescamenti di minori sui siti in internet ci si deve muovere in base all’esperienza ma anche e soprattutto cercando sempre di cogliere gli aspetti di novità. Bisogna essere tecnologicamente preparati e aperti mentalmente per stare al passo con i malviventi che fanno proprio della ricerca, dell’innovazione l’arma per commettere il reato. A volte ci arrivano denunce dalle quali scopriamo un nuova truffa, oppure una che avevamo combattuto sino al giorno prima in un modo e che adesso invece dobbiamo mutare, perché è cambiato tutto e non saremmo più efficaci».
Ricordi, successi? «Sicuramente la nostra indagine più famosa, ovvero la “spy story” tra la Mc Laren e la Ferrari. Una storia che ha fatto il giro del mondo. Ma non si possono dimenticare le soddisfazioni nel aver assicurato alla giustizia più di venti persone per pedofilia, le ottocento persone denunciate per truffa, e, soprattutto, il poter vedere una famiglia tornare serena dopo che il figlio o la figlia sono state salvate dall’attacco del molestatore. Oppure la contentezza dei ragazzi quando riusciamo a recuperare il loro cellulare rubato».
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