Gazzetta di Modena

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Operatore del 113 di Modena salva un disperato che voleva uccidersi

di Stefano Totaro
Operatore del 113 di Modena salva un disperato che voleva uccidersi

Lasciato da moglie e figli, minacciava di gettarsi nel vuoto Dopo una lunga telefonata è stato convinto a farsi aiutare

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MODENA. Professionalità, intuito, saper calibrare nel modo più efficace le parole e i silenzi. Riuscire, senza nemmeno essere visti, senza conoscere la persona con cui si sta parlando, a trovare una chiave per aprire uno spiraglio. E da questa minima fessura, una volta trovata, avere la capacità di persuadere, di convincere, di aiutare, di salvare una vita.

Non solo anziane rapinate, non solo gli “ordini” alla Volante Uno o alla Zara di volare a catturare questo o quel bandito: alla centrale di polizia si salvano vite. In diretta.

In via Giardini. È accaduto l’altro pomeriggio quando da uno dei palazzoni lungo la via Giardini è arrivato un allarme. Non era la solita segnalazione, per una volta la microcriminalità o i mariti che picchiano le mogli non “parlavano”con il 113. Al di là della cornetta c’era una voce disperata, confusa, a volte interrotta da pianto o sospiri. Era quella di un uomo che voleva togliersi la vita. Questo quarantenne aveva già preparato la sua fine: l’ultimo atto prevedeva il salto dalla finestra che aveva aperto sul vuoto. Perchè anche dentro di lui, ha poi spiegato, c’era un grande vuoto. Il lavoro forse quello c’era ancora, ma non bastava più. La moglie e i figli erano andati via, c’era stata una separazione per lui troppo dolorosa tanto da indurlo a farla finita.

La chiamata. Era pronto a gettarsi poi ha avuto un momento di titubanza, prima di pronunciare la parola fine ha posto una virgola e non un punto. Ha preso il cellulare e ha chiamato la polizia. E il poliziotto della centrale si è immediatamente trasformato in angelo custode. mentre lo ascoltava e dopo aver preso tutti gli opportuni riferimenti, ha fatto in modo di inviare sul posto i vigili del fuoco e una volante. Poi ha dialogato con l’uomo, cercando di tranquillizzarlo, facendolo sfogare, dandogli quella spalla fondamentale a cui appoggiarsi, se non aggrapparsi, in quel momento davvero decisivo. Il fatto d0aver chiamato, si sa, già è un segnale molto forte che in fin dei conti, non si vuole percorre sino in fondo la strada del suicidio. Ma in ogni caso la fragilità dell’intera situazione era palpabile. Un cellulare, un uomo sul davanzale, agenti e vigili del fuoco davanti alla porta di casa e sotto con il telone. Il dialogo telefonico tra il 40enne e il poliziotto della centrale dura almeno una quindicina di minuti. Poi è la fine, ma in positivo. Sebbene disperato, l’uomo rinuncia ai sui propositi, si calma, apre la porta di casa agli agenti della Volante, si fa portare in ospedale per ricevere qualche cura tonificante per spirito e corpo.

La telefonata è finita. L’agente alla centrale immaginiamo che dentro di sè festeggi, che si senta più leggero, forse anche più buono. Dovere si dirà. Intanto, dopo qualche minuto, ecco che c’è una bici rubata e uno che....

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