Milazzo e l'evento della Manifattura Tabacchi : «Credetemi, è una mostra miracolosa»
Il curatore Richard Milazzo spiega l’operazione alla manifattura Tabacchi e replica alle polemiche: «Costi elevati, ma Modena ne guadagnerà in visibilità e prestigio»
«Verrò a Modena a presentare la mostra il 23 luglio, questo evento sarà un miracolo per la città». Per la prima volta Richard Milazzo, poeta e critico italo-americano, curatore della discussa mostra “Il manichino della storia. L'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura” rivela i contenuti della rassegna che aprirà il 18 settembre alla ex Manifattura di viale Monte Kosica. Una rassegna che ha diviso la città per i costi e la scelta della location, che vedrà il Comune spendere soldi dei cittadini per affittare gli spazi che ospiteranno l’allestimento.
Mister Milazzo, perché questo titolo?
«La vita trasforma ognuno di noi in manichino, perché gli artisti dovrebbero fare eccezione? Tutti gli esseri umani hanno imparato l'empatia anche da cose inanimate come appunto i manichini».
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Sono previste novanta opere di 47 artisti: quali i criteri di scelta?
«La città vuole celebrare la sua vita artistica. I visitatori spesso vengono in Italia come fossero rifugiati culturali: per loro l'Italia è Roma, Milano, Firenze, Siena, Venezia. Ai turisti ci vuole un po’ per capire che l'Italia è anche, e soprattutto, Parma, Ferrara, Orvieto, Arezzo, Cortona, Padova. L’Expo può aiutare a rendere questa alternativa possibile, senza mettere in contrasto grandi e piccole città tanto che queste ultime possono anch’esse diventare globali. D’altra parte la cultura aggiunge sempre qualcosa al dialogo. Io non sono di Modena e anche quasi tutti gli artisti che esporremo non lo sono. Facciamo un esempio: Picasso si trasferì da Malaga a Barcellona e a Parigi, al centro del mondo dell’arte del tempo, mentre oggi anche le città piccole, come Malaga con il museo Picasso, hanno un senso. Capite perché è importante concentrare l'attenzione anche sulle città come Modena? Il mio compito è dunque quello di riflettere sui successi del territorio attraverso le collezioni che sono state costituite negli anni. È stato fatto un lungo lavoro che merita di essere mostrato al pubblico».
Qual è l’importanza delle collezioni modenesi?
«Se si dispone di risorse, non è importante dove si vive: si può mettere in ogni caso insieme una grande collezione. Naturalmente, occorrono cose che il denaro non può comprare come la volontà e il desiderio, tanto orgoglio e la visione. I collezionisti di Modena possiedono tali caratteristiche e senza di loro una mostra come questa non sarebbe stata possibile».
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L’ex Manifattura ha le caratteristiche per imporsi come sede espositiva di eccellenza per la città?
«Devo ancora visitare lo spazio. Ma l’ho conosciuto attraverso i racconti del gallerista Mazzoli e dell’allestitore della Civica Fausto Ferri: studiando le planimetrie mi pare che si tratti del luogo ideale per allestire mostre e manifestazioni culturali. Le sue caratteristiche architettoniche sono sorprendenti. È un luogo perfetto per me che amo le cose non esagerate e che conservano il loro carattere originale. Inoltre apprezzo il fatto che nella ex manifattura abbiano lavorato, come ho visto da vecchie foto, molte donne, le nonne delle femministe di oggi. È importante salvare questo edificio che ha valore storico, un luogo ideale per usi alternativi».
Il sindaco ha reso noto che la mostra costerà 550mila euro e 48mila il suo onorario. La cifra le pare in linea con le spese medie delle grandi mostre d’arte contemporanea?
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«Queste mostre sono sempre costose, ma giustificano la cifra investita in termini di visibilità della città e dei suoi cittadini, che comprendono il ruolo giocato dalla cultura sul loro territorio. La mostra che organizziamo sarà un vero spettacolo, un miracolo. Una cosa è certa, senza Giulia Severi, il caposettore cultura, Gabriella Roganti, responsabile della Civica e il personale, nonché il mio caro amico Emilio Mazzoli, tutto questo non sarebbe stato possibile».
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Lei torna volentieri a Modena, dove è stato come critico delle mostre di Mazzoli. Ama la città a cui ha dedicato anche poesie?
«Modena è un posto meraviglioso e io ho scritto molto su di essa. Non molto tempo fa Mazzoli ha pubblicato il libro “La porta della Pescheria”, composto da mie poesie sulla città della Ghirlandina. Ho inoltre scritto il testo del catalogo della mostra che sarà pubblicato da Franco Cosimo Panini. Un luogo della città che piace molto a me e mia moglie è l’hotel Canalgrande con il suo giardino, adoriamo anche la nebbia: l’unica cosa che manca è il grande canale che una volta esisteva davanti all’albergo. Spero anzi che un giorno si decida di ripristinare i canali. Poi Modena ha tante eccellenze: cibo, moda, automobili, musei e chiese».
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Il pubblico accorrerà numeroso?
«Non posso sapere quanti visitatori ci saranno: al Festival filosofia i filosofi discutono le loro idee con i cittadini nelle strade. È incredibile: a New York non siamo abbastanza sofisticati da considerare un evento del genere. Spero che la mostra possa diventare per i cittadini oggetto di dibattito: se non funziona c'è sempre l'alternativa della cicuta, come Socrate».
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