Gazzetta di Modena

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biblioteche/1, il trasferimento

È scontro tra ordine ingegneri e Amici del Sant’Agostino

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«Ritengo che la cultura non possa essere considerata come un'etichetta, un marchio di qualità da assegnare ad appannaggio di pochi eletti, ovviamente autonominatisi tali, che dall'alto delle loro cattedre decidono in assoluta discrezionalità chi o cosa sia cultura e cosa invece no».

Augusto Gambuzzi, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Modena, scende in campo contro gli Amici di Sant'Agostino che, contrari al trasferimento delle biblioteche nel complesso restaurato, avevano chiesto agli ingegneri un passo indietro a favore di chi si occupa di cultura. Lo scontro insomma è arrivato a livello di professioni - bibliotecari contro ingegneri - mentre il progetto che, comunque la si pensi, rappresenta senz'altro una novità in termini di innovazione. «Gli autoproclamatisi Amici del Sant'Agostino (composta da studiosi, architetti ed esponenti del Pd, ndr) chiedono agli ingegneri e ai tecnici in generale di fare un passo indietro quando si parla di cultura. Il motivo? Lasciare la parola agli operatori del settore, agli utenti degli istituti culturali e ai cittadini. Seguendo questo ragionamento dovremmo dedurne che ingegneri e tecnici rappresentano una categoria avulsa non solo dal contesto culturale, ma persino da quello sociale. Che gli ingegneri pensino ai cantieri, insomma, e lasciano i ragionamenti elevati a chi è in grado di farli. L'unico problema è che gli Amici suddetti non spiegano in base a quale investitura divina debbano essere loro a decidere chi sia titolato a parlare di cultura e chi invece non è in grado di farlo. Un esempio di tale incapacità culturale da parte degli ingegneri? L'abbattimento delle mura di Modena, deciso e realizzato a fine Ottocento, peccato, però, che la figura dell’ingegnere come ora noi la conosciamo è stata istituita con una legge del 1923. Inoltre l’esempio è del tutto fuori luogo in quanto tale importante provvedimento urbanistico venne preso dall'amministrazione comunale non certo per compiacere i professionisti del tempo, quanto piuttosto per meglio regolare l'espansione demografica e territoriale della città, nonché per le crescenti esigenze di mobilità veicolare. Peraltro, le mura cittadine sono ormai un ricordo in molte città italiane che vengono citate come esempi virtuosi a livello culturale, come ad esempio Bologna, che nel 2000 è stata addirittura ricompresa tra le Capitali europee della Cultura». Gambuzzi ricorda poi che uno dei modenesi più noti di sempre, Enzo Ferrari era un ingegnere e termina: «Ritengo che nel doveroso ed importante dibattito che si sta sviluppando a Modena sull’urbanistica e sulla trasformazione di alcuni strategici luoghi cittadini in poli di attrazione culturale, gli Ingegneri abbiano tutto il diritto di poter esprimere la propria opinione. Non può essere giustificato l'atteggiamento di chi si erge a giudice supremo e dispensa insindacabilmente patenti di legittimità arrogandosi il diritto di escludere dal confronto importanti settori della società civile». (s.l.)

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