Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Un grande amore in fuorigioco ai piedi dell’aereo

di Maria Vittoria Melchioni
Un grande amore in fuorigioco ai piedi dell’aereo

Lui un calciatore, lei segretaria di un agente Fu subito passione... ma che fallì al decollo

5 MINUTI DI LETTURA





di Maria Vittoria Melchioni

Se non avesse fatto il calciatore, avrebbe potuto fare il modello. Questa sua bellezza, paradossalmente, gli aveva spesso giocato contro in carriera, soprattutto nel momento di stipulare nuovi contratti quando i dirigenti, trovandoselo davanti, si domandavano cosa avrebbe combinato fuori dal campo uno così attraente. Ma lui, pur non essendo tecnicamente un Franz Beckenbauer, non aveva mai lasciato che la sua esuberanza sentimentale influisse sulle sue performance calcistiche. A Firenze quel pomeriggio si boccheggiava. Carlotta si trascinava da una stanza all’altra del palazzo nobiliare sul Lungarno, sede dello studio dell’agente Fifa per il quale lavorava. Erano ormai sei anni che lavorava lì e ogni giorno si divertiva da morire, non solo perché poteva accomunare le sue due grandi passioni, la moda e il calcio (dato che curava l’immagine degli assistiti del suo “capo”), ma anche perché le permetteva di lavorare nella città più bella del mondo e la sera di tornarsene a casa, a Modena, in 45 minuti di treno. «Lotty! C’è da andare a Siena, muoviti!» - le urlò il capo dal corridoio. Ubbidiente, si mise in ordine e raccolse tutti i documenti. Si fermarono un attimo davanti al grande specchio che ricopriva la porta dell’antingresso: «Sembriamo la pupa e il secchione» - disse con un po’ di sarcasmo il procuratore. E tutto il tempo del viaggio fu impegnato in una diatriba stilistica sul come vestirsi in estate, in un giorno lavorativo. Lotty, nel frattempo, sfogliava le schede dei calciatori che avrebbero dovuto incontrare. E tra questi lui - 1,85, 80 kg, difensore” (e due occhi verdi che solo a guardarli in foto ti sentivi mancare) - «Capo, che dobbiamo fare con questo?» - «Ah, sì, quello devi sentirlo tu. Devo raccogliere materiale sul libro che sto scrivendo. Chiedigli le solite cose: cosa facevano in ritiro, cosa gli ha trasmesso come capitano, che tipo di amicizia avevano». Lotty sapeva che spesso quelle conversazioni con i calciatori, prendevano strane pieghe. E in quel caso la cosa non le dispiaceva per nulla. Arrivati al campo, attesero la fine dell’allenamento e poi lui si presentò nella hall del club. L’ultima volta che si era sentita la gola così secca, era stata quando aveva incontrato il “Moro” Morientes al Santiago Bernabéu. Stranamente lui fu molto professionale: rispose alle domande come se stesse facendo l’esame di maturità, non usò mai doppi sensi, tanto meno ci provò. Poco prima dei saluti, quando lei era già girata e se ne stava andando, lui però l’afferrò per un braccio: «Ma, scusa, da dove vieni? Perché non hai l’accento toscano» - «Sono modenese» - «Io a Modena ci ho giocato, ma non ti ho mai vista! Venivi allo stadio? Ho ancora tantissimi amici in città, sono lì praticamente dopo ogni partita, dai se ti va una sera ci beviamo qualcosa insieme». Tipo lo Stregatto di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, prima apparve il sorriso e poi il viso di Lotty, compiaciuta di aver portato a casa i tre punti anche stavolta. Si scambiarono i numeri di telefono di nascosto dal “capo” che mal vedeva queste commistioni tra lavoro e vita privata. Così, senza perdere tempo, la domenica seguente, puntuale come in ogni diagonale che faceva in campo, lui mandò un sms a Lotty e scattò la “convocazione” in un noto ristorante del centro. Avevano molte cose in comune a partire dall’infanzia vissuta nel Nord Est, l’amore per il cashmere a trama singola da portare in estate, le serie tv americane, il sogno di un coast to coast a bordo di una Mustang, la cura maniacale del proprio aspetto. Senza farsi tante domande su cosa accadesse quando stavano lontani, “vissero mille anni nello spazio di due ore” come diceva la canzone degli anni ’60. Poi lui organizzò una “meravigliosa” festa di compleanno a sorpresa, lei gli fece fare un dipinto a grandezza naturale dalla pittrice pop più famosa della città. Ormai era passato un anno dal loro primo incontro. La cosa che lui apprezzava di più di Lotty era che non gli rompeva le scatole con mille telefonate, che lo faceva uscire con gli amici senza controllarlo, che gli lasciava i suoi spazi. Lei era completamente rimbambita dalla sua bellezza. Decisero di partire insieme per le Baleari quell’estate. Due sere prima del volo, Lotty lo accompagnò alla partita per il centenario di una squadra in cui aveva militato in gioventù. «Ci vediamo sabato in aeroporto Amore, ok? Non ti portare mille paia di scarpe che si sta scalzi là» - le disse, poi un bacio veloce, un abbraccio stretto, una strizzatina d’occhio dal vetro della macchina. Quel 14 giugno Lotty non se lo scorderà mai: stava chiamando Chris da ore senza avere risposta per tutto il viaggio fino al Marco Polo di Venezia. 40 minuti e il volo sarebbe partito. L’altoparlante scandiva i loro nomi e li pregava di recarsi al gate 7. Tra l’angoscia e lo stupore, Lotty iniziò a chiamare tutti ma nessuno rispose. L’aero decollò, lui non si presentò e non diede mai una spiegazione di quanto accadde. Lotty pianse tre giorni consecutivi, stupendosi di quante lacrime un corpo potesse produrre. Nell’autunno seguente, si rividero ad una cena del nuovo club per il quale lui giocava. Quando se la ritrovò davanti, impallidì e cadde a terra svenuto. Lei, amorevolmente, prese la sua testa in grembo e gli assestò due sganassoni che lo fecero riprendere subito. Si guardarono: ancora aveva gli occhi dell’Amore … verdi … e una guancia livida.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google