«Ex-Fonderie: ripartiamo da zero...»
A 12 anni dalla prima proposta, “Per Me Modena” suggerisce alla Giunta di cercare finanziatori per recuperare l’area
MODENA. Forse non si potrà chiamarlo spreco di denaro pubblico, ma gli oltre 500mila euro spesi negli ultimi 12 anni alle ex Fonderie - che continuano ad essere inutilizzate e in pieno degrado - parlano dell'incapacità della politica a risolvere un problema grave. L'ex comparto industriale, di proprietà comunale dagli anni '80, posto al termine di via Ciro Menotti a fianco della Maserati, doveva infatti essere coinvolto nella riqualificazione dell'ex fascia ferroviaria, ma poi non se n'è fatto più nulla.
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La sua storia è per certi aspetti analoga all’altro grande fallimento delle ultime tre amministrazioni comunali: l’ex-Amcm.
E dire che siamo in una zona importante dei 500 ettari della fascia in parte riqualificata, fondamentale anche per la storia della città, visto che qui nacquero oltre alle Fonderie Riunite (1938) anche la Maserati (1939), le Acciaierie ferriere (1924), la Fiat-Oci (1928). Senza dimenticare che qui, il 9 gennaio 1950, 9 operai che scioperavano vennero falciati dalle raffiche delle forze dell'ordine, facendo di questo episodio un fulcro della storia modenese post guerra mondiale.
NUOVO PERCORSO. Negli anni scorsi ad accendere i riflettori con un progetto concreto di recupero come luogo di Museo della Scienza e della Tecnica e dell’Industria modenese furono gli “Amici delle Fonderie”. Ora sull'argomento scende in campo il gruppo consigliare di opposizione "Per Me Modena" che ha presentato al consiglio comunale un ordine del giorno per avviare «Un nuovo percorso contro degrado, abbandono e cancellazione della memoria storica delle ex Fonderie riunite».
AVANZA IL DEGRADO. Un argomento doloroso per la città, vista la situazione critica perdurante compresa la presenza di tossici e spacciatori, che prende le fila nella "coda" della giunta Barbolini e si sviluppa soprattutto durante gli anni di amministrazione di Giorgio Pighi con gli assessori Daniele Sitta e Gabriele Giacobazzi. Al lato pratico, infine, l'attuale giunta non ha ancora portato a casa risultati di rilievo che migliorino la situazione, anche se alcuni mesi fa il sindaco Giancarlo Muzzarelli ha incontrato i vertici Maserati per discutere di una ipotesi di ampliamento dell'azienda del Tridente nell'area della vecchia fabbrica. Non se ne è però saputo più nulla - la Maserati inoltre si sta sviluppando soprattutto in altri territori non modenesi - e allora l'ultimo atto pratico risulta essere il concorso di idee degli anni precedenti che videro vincitore lo studio Centro cooperativo di progettazione di Reggio Emilia.
RIQUALIFICAZIONE SMARRITA A seguito l'amministrazione decise di sviluppare con questi professionisti un piano di recupero di iniziativa pubblica, denominato “ex Fonderie Riunite” che prevedeva la riqualificazione e ricostruzione con il posizionamento di “cupole dorate”. Negli spazi riqualificati doveva, prima di essere abortito nel 2013, essere posizionato il Dast - design, arte, scienza e tecnologia che venne all'epoca presentato come un fiore all'occhiello al quale doveva anche partecipare l'Università. Del resto l'area è notevole da vari punti di vista: le ex Fonderie si estendono su un territorio di oltre 40 mila metri quadrati, di cui 11 mila 300 sono occupati dalla Palazzina uffici con dietro l'edificio industriale. La superficie interessata dal progetto vincitore Dast occupava circa 16 mila 800 metri quadrati e anni fa ci furono anche polemiche perché pareva che sul retro si volesse anche costruire un piccolo centro commerciale. Certo, tutto meglio della situazione attuale, la cui storia è ricostruita dal gruppo Per Me Modena
RIAPRIAMO LA DISCUSSIONE. «Chiediamo alla giunta - spiegano i consiglieri Marco Chincarini e Domenico Memi Campana di riaprire subito la discussione per la destinazione dell'area oggi degradata. Occorre infatti cercare finanziatori e finanziamenti per il recupero di un luogo simbolo della nostra città - scrivono e propongono - provvedendo a realizzare progetti di basso costo per riqualificare l'area. Nel medio periodo va invece pensato a un intervento relativo all'archeologia industriale che non deve essere solo di ambito architettonico visto che la struttura ha anche un valore dettato dalla sua struttura fisica. Serve dunque immaginare, in collaborazione con le istituzioni che nel corso del tempo si sono occupate dell'argomento, pensare a ripristinare l'edificio pensando a soluzioni alternative al degrado attraverso nuove forme di rigenerazione e riuso».
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