’Ndrangheta infiltrata a Modena: ecco i nomi dei modenesi indagati
Sono 21 su 224 persone per le quali la Dda chiederà un maxiprocesso. Resta confermato l’impianto accusatorio elaborato dall'Antimafia
Con la notifica - ieri - dei 224 avvisi di fine-indagine appare confermato lo sconvolgente “quadro” fatto in gennaio (tramite l’operazione “Aemilia”culminata in 117 misure cautelari) dalla Dda di Bologna sulla ’ndrangheta emiliana con epicentro tra Modena e Reggio Emilia.
Una chiusura dell’inchiesta (atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio) che ha “numeri” roboanti: ben 54 gli appartenenti al clan emiliano calabrese Grande Aracri (propaggine di quello di Cutro ma qui al Nord autonomo e ben strutturato) con compiti suddivisi su tre livelli (capi, organizzatori e partecipi), rilevante la fetta di indagati ancora in carcere (ben 44) o con la misura restrittiva degli arresti domiciliari (sono 19), inoltre manca ancora all’appello ed è quindi latitante la tunisina 32enne Karima Baachaoui (considerata dagli inquirenti come coinvolta nella cosca).
Da gennaio, quindi negli ultimi cinque mesi, le indagini hanno portato a dilatare il già corposo “esercito” di indagati ora approdati a quota 224, ma non mancano i cambiamenti: circa una cinquantina le figure non apparse in precedenza, mentre sono 25 quelli uscita di scena relativamente all’ordinanza d’inizio anno (per quest’ultimi sarà stata chiesta l’archiviazione al gip di Bologna, come del resto è accaduto per chi indagato a piede libero non è finito nè nel mega blitz di genaio nè nell’atto di fine-indagini).
Nell’atto di 151 pagine - firmato da quattro magistrati antimafia bolognesi, cioè dal procuratore capo Roberto Alfonso e dai pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri - appare subito chiaro come l’associazione a delinquere di tipo mafioso contestata «operante dal 2004 e tuttora permanente» viene inquadrata dagli inquirenti in maniera verticistica, con a capo Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo. E’ finalizzata per la procura antimafia a commettere diversi reati (estorsioni, usure) e ad «acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche», anche nei lavori per il terremoto del 2012, oltre che ad acquisire «appalti pubblici e privati, ostacolare il libero esercizio del voto» nel caso di elezioni dal 2007 al 2012 nelle province di Parma e Reggio (specificatamente a Brescello, Bibbiano e Campegine). Si tratta per la Dda di un «gruppo unitario emiliano portatore di autonoma e localizzata forza di intimidazione derivante dalla percezione sia all’interno che all’esterno del gruppo stesso, dell’esistenza e operatività dell’associazione nell’intero territorio emiliano, come un grande e unico gruppo ’ndranghedistico, con un suo epicentro a Reggio».
Dai capi si passa agli organizzatori, fra cui l’imprenditore edile Antonio Silipo (residente a Cadelbosco e nel mirino di altre inchieste), l’imprenditore Giuseppe Giglio, Gaetano Blasco e Antonio Valerio, questi ultimi intercettati mentre ridevano dopo le scosse di terremoto. Tra i partecipanti al sodalizio anche Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore della Juventus e della Nazionale Vincenzo (pure lui imprenditore ed ora finito nell’inchiesta per una storia di armi).
Sono confermate anche le accuse di concorso esterno all’associazione per Giuseppe Pagliani (consigliere comunale di Forza Italia a Reggio) e per il giornalista Marco Gibertini «per avere concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa». Più specificatamente la Dda ritiene che Gibertini «metteva a disposizione del sodalizio ed in particolare di Antonio Silipo, Nicolino e Gianluigi Sarcone i suoi rapporti politici, imprenditoriali e del mondo della stampa a tutti i livelli». Rimane indagato anche il noto imprenditore modenese Gino Gibertini (già socio del Modena Calcio e del Volley Modena) per una vicenda estorsiva (si sarebbe affidato ad esponenti del clan per la riscossione di un presunto credito).
Nell’atto di fine-indagini c’è anche Nicolino Grande Aracri, da tempo ritenuto l’indiscusso capo dell’omonimo clan calabrese, ma che in questa inchiesta non risponde però di associazione mafiosa, ma di estorsione. Tra gli accusati restano anche esponenti delle forze dell’ordine: il poliziotto Domenico Mesiano (inserito nel clan) e i carabinieri Domenico Salpietro e Alessandro Lupezza, oltre all’ex carabiniere Mario Cannizzo.
Tra i modenesi, oltre a tutta la famiglia Bianchini e al geometra Gerrini, ecco Vincenzo Mancuso, il ravarinese che si occupava di gestire e movimentare i soldi del clan e che è accusato di associazione mafiosa mentre compaiono anche Francesco e Paolo Pelaggi, famiglia protagonista in passato della bomba all’Agenzia delle Entrate di Sassuolo.
TUTTI I NOMI
Su 224 indagati, ventuno sono i modenesi che rischiano il maxiprocesso. Ecco i loro nomi. Alessandra Bianchini, 27 anni; Alessandro Bianchini, 32 anni; Augusto Bianchini, 62 anni (agli arresti domiciliari) e Nicola Bianchini, 24 anni, tutti di San Felice. Bruna Braga, finalese di 59 anni, moglie di Augusto Bianchini. Giuliano Debbi, 60 anni, nato a Sassuolo e residente a Scandiano. Antonio Frizzale, 50 anni di Spilamberto. Giulio Gerrini, 51enne, ex capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Finale. Gino Gibertini, 58 anni, di Modena. Marco Gibertini, 50 anni, nato a Modena e residente a Rubiera (agli arresti domiciliari). Vincenzo Mancuso, 50 anni, nato a Cutro (Crotone) e residente a Ravarino (detenuto a Prato). Giuseppe Manica, 52 anni, nato a Crotone e residente a Fiorano. Massimo Muratori, 49 anni, nato a Modena e residente a Meldola (Forlì-Cesena). Barbara Nigro, 38 anni, nata a Scandiano e residente a Formigine. Francesco Pelaggi, 36 anni, e Paolo Pelaggi, 41 anni (detenuto ad Asti), entrambi nati a Crotone e residenti a Maranello. Pasquale Riillo, crotonese di 49 anni residente a Modena (detenuto a Voghera). Antonio Scozzafava, 32 anni, nato a Catanzaro e residente a Vignola. Michele Tostoni, 45 anni, nato nel Foggiano e residente a Bastiglia. Olmes Vaccari, 70 anni di Nonantola. Zhang Jianyong, cinese di 41 anni, residente a Sassuolo.
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