«Qui a Creta per sposarci tra gioia e tante incognite»
I finalesi Gaetano e Stefania celebrano le nozze a Chania e aspettano 80 invitati «I bancomat vanno, ma c’è chi cancella i viaggi e per il cibo non ci sono certezze»
Gaetano “Taffe” Ferraresi e Stefania Cogoni hanno pensato di sposarsi a Chania, sull’isola di Creta. Un posto che per lo sposo ha un significato unico, lì vi ha trascorso tante vacanze estive, ospite della zia Eleonora e dello zio Gianni Archontakis, che gestisce un albergo. Mai, però, i due sposi avrebbero pensato di finire nella centrifuga greca, nella quale si getteranno anche gli attesi 80 invitati al matrimonio.
«Mangeranno pane e cipolla - dice sarcastico Gaetano - gliel’ho già detto. Scherzi a parte, qui la situazione è complicata. Bisogna fare alcune distinzioni relative agli ultimi giorni, ma poi è necessario ampliare l’analisi. Per noi turisti, che possiamo contare sulle carte di credito internazionali, la vita sta scorrendo normale, o meglio quantomeno possiamo andare al bancomat e prelevare ciò che ci serve almeno fino a quando le casse saranno ricaricate. Discorso diverso è per i greci, che ora hanno il limite di 60 euro, ma poi chissà. Non vi dico le file che ho visto domenica davanti agli sportelli... Sull’isola c’è la sensazione che tutto possa risolversi, ma la discussione, anche con noi turisti, è sul futuro della Grecia e su come ci si debba comportare di fronte al referendum di domenica. Di sicuro non sarà un matrimonio normale, il nostro, ma ho già detto agli invitati italiani di stare per il momento tranquilli».
Ma all’orizzonte si intravvede il problema degli approvigionamenti: senza soldi liquidi non si possono fare acquisti e così l’economia turistica rischia il default. «Mio zio - continua Ferraresi - gestisce un albergo, ma i timori sul futuro della Grecia ha già delle ripercussioni: giusto poco fa un tour operator che si occupa del Nord Europa ha cancellato le prenotazioni per un gruppo di danesi e norvegesi, ma temo sia solo l’inizio. Se gli imprenditori turistici non avranno poi i soldi per acquistare le materie prime allora è inevitabile che il servizio crollerà, i turisti fuggiranno e l’intera economia locale crollerà».
Francesco Dondi
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