L’unità di strada schiera i suoi angeli
Alessandro Soncini: «A parole siamo tutti bravi, ma ciò che conta è conoscere davvero il mondo partendo dal basso»
«Spesso siamo alla ricerca di esperienze sensazionali, che durano solo un momento mentre approcciarsi a un'esperienza continuativa, come è per me quella con il servizio di unità di strada di Porta Aperta, offre l'opportunità di approfondire un percorso e personalmente mi spinge a continuarlo nel tempo, senza pensare di diventare chissà quale super eroe».
Alessandro Soncini, 26 anni, di Baggiovara, studente di Scienze Religiose e insegnante, da qualche mese svolge servizio di unità di strada a Modena «perché a parole siamo bravi tutti - racconta il volontario - ma ciò che conta è conoscere davvero il mondo che ci circonda, in questo caso la strada su cui camminiamo tutti i giorni, senza la pretesa di condividere una condizione ma almeno di avvicinarsi ad essa».
Fare unità di strada significa creare gruppi di persone che con un pulmino percorrono alcune tappe prefissate all'interno della città per incontrare sulla strada le persone senza dimora e per offrire loro una parola, qualche bevanda, una coperta.
Un approccio “umano”, dunque, ancor prima che di soccorso. Altro importante obiettivo è quello di “fare da ponte” tra la strada e i servizi, pubblici o del volontariato, a cui è possibile rivolgersi per uscire dalla condizione di marginalità. Alla base di tutto c'è il desiderio di mostrare a coloro che vivono in condizioni estreme che non sono dimenticati né abbandonati. «Il gruppo di unità di strada di cui faccio parte è quello promosso dall'associazione Porta Aperta che ha deciso di proseguire l'attività anche durante l'estate. Entrare in contatto con questa realtà, oltre a essere una scelta dettata dalla volontà di sperimentarsi in un servizio di cui condivido le finalità, rappresenta anche una sorta di esperienza di ruolo per quanto attiene la mia professione di insegnante di una materia come la religione. Nel momento in cui ho prestato servizio - conclude Alessandro - mai mi sarei immaginato un'approccio così rispettoso nei confronti di noi volontari da parte delle persone che vivono in strada. Alla fine sarebbe facile per loro “prendersela” con noi, anche solo per il fatto che concluso il servizio ce ne torniamo a casa nostra, dormiamo in un letto e con un tetto sopra la testa, considerazione che mi aspettavo di sentire pronunciare da qualcuno. Invece no. Sto imparando davvero tante cose dalla strada e spero di essere capace di trasmetterle nel mio lavoro di insegnante».
Per informazioni per aderire all'unità di strada scrivere a lsolieri@porta-aperta.org
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