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VIGNOLA. Dopo che nel consiglio dell’Unione di sabato è stato dato il nullaosta, a maggioranza, allo studio che dovrà fornire indicazioni utili agli amministratori per procedere con un’eventuale fusione dei comuni, quali sono gli scenari che si aprono? Per ovvie ragioni, tutto al momento è ancora in alto mare, perché appunto lo studio che la società bolognese Nomisma ha avuto l’incarico di effettuare per 30mila euro, terminerà tra oltre un anno.
Ma, dando per assodato che la fusione ci sarà, già si possono avanzare alcuni scenari con alcuni Comune che avranno un unico sindaco e un unico consiglio comunale. Tuttavia, possono già essere individuati alcuni elementi. Con tutta probabilità, innanzitutto, non ci sarà un’unica fusione, ma più fusioni di Comuni. Una delle condizioni indispensabili è che vi sia, come ha confermato il presidente dell’Unione, Mauro Smeraldi, una continuità territoriale tra i vari paesi coinvolti.
Dal momento che l’amministrazione comunale di Guiglia si è fermamente opposta all’idea di fusione, non potrà esserci di fatto un unico legame tra i territori pedemontani dell’Unione con quelli montani di Zocca e Montese. Un primo scenario che potrebbe aprirsi, dunque, è quello di una fusione tra il “blocco” dei paesi pedemontani, contigui per territorio, e un’altra “mini fusione” tra i due Comuni di Zocca e Montese.
Tuttavia, se da un lato la politica della Regione tende a incoraggiare le unioni e le iniziative associate tra municipi sotto i 5mila abitanti, dall’altro sta l’oggettiva scarsa appetibilità che avrebbe una fusione tra due soli piccoli Comuni come Zocca e Montese.
Scendendo a valle, ci sono invece numeri per una mega- fusione, che potrebbe vedere insieme, almeno sulla carta, Vignola, Spilamberto, Castelvetro, Marano e Castelnuovo. Per Savignano si vedrà, dal momento che la maggioranza dell’attuale amministrazione ha manifestato la propria opposizione a un progetto di fusione. E, a complicare le cose, ci sono non solo le differenze politiche (Vignola e Savignano sono “civiche”, mentre gli altri Comuni sono Pd), ma ad esempio anche l’attrazione che Modena ha sempre esercitato su Castelnuovo. E se da un lato il presidente Smeraldi, nei giorni scorsi, aveva ammesso che si era dato via a questo studio sulla fusione “in assenza di un progetto politico”, ieri ha comunque precisato che dopo lo studio sarà comunque data la parola ai cittadini. Non è affatto detto, del resto, che la fusione possa diventare realtà e semmai dovrà diventarla, ci sarà un referendum a decretarla.
Marco Pederzoli
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