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il procuratore capo alfonso

«Ci sono tutti i reati che dimostrano come si infiltrano»

Ci sono 47 faldoni di indagini in più rispetto a quelli del 28 gennaio depositati all’ufficio Gip. Ciò significa che le indagini su Aemilia, nonostante non appaiono altri nomi eclatanti e per i quali...

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Ci sono 47 faldoni di indagini in più rispetto a quelli del 28 gennaio depositati all’ufficio Gip. Ciò significa che le indagini su Aemilia, nonostante non appaiono altri nomi eclatanti e per i quali si poteva ipotizzare un coinvolgimento dopo le audizioni in qualità di persone informate sui fatti, sono andate avanti e abbiano ottenuto nuovi riscontri.

«Qui non manca nulla, questi reati sono significativi della capacità di infiltrazione che l’organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza. E la fase è ancora suscettibile di evoluzione», ha detto il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, tirando le somme sull’inchiesta. Fra circa un mese, stima Alfonso, ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio. A gennaio scadono i termini di custodia cautelare, fra settembre e gennaio bisogna celebrare l'udienza preliminare. Le persone attualmente in misura cautelare sono 62, tra custodie in carcere e domiciliari, sei dei quali sottoposti al carcere duro del 41 bis. Si tratta dei soggetti ritenuti capi dell'organizzazione malavitosa: Michele Bolognino, Antonio Silipo, Nicolino Sarcone, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo.

Sono di fatto 54 quelli indagati per associazione mafiosa. «Dopo la custodia cautelare, sono stati portati avanti approfondimenti investigativi ulteriori che hanno confermato l’impostazione. Ci sono numerosissime estorsioni oltre ai danneggiamenti collegati, tante usure e incendi. C’è stato un periodo in cui Reggio Emilia era una città infuocata», ha concluso Alfonso, facendo riferimento agli incendi dolosi dei camion.

Degli indagati modenesi, invece, va annotato come il solo Mancuso sia ancora in carcere, a Prato, mentre nella famiglia Bianchini, dopo diversi giorni rinchiuso a Parma, il capofamiglia Augusto sia ai domiciliari, nella sua abitazione. La dinastia dovrà anche rispondere, oltre delle accuse già evidenziate nel corso dell’inchiesta, anche del trasferimento di diversi quote tra i genitori e i figli al fine di “eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale”. In sostanza l’imprenditore e la moglie Bruna avrebbero ceduto beni e quote per evitare i sequestri. Ha invece ottenuto la libertà, seppur con obbligo di dimora nel territorio di Bondeno, anche Giulio Gerrini per il quale, inizialmente, la procura aveva pensato di fare ricorso per contestargli la corruzione, ipotesi poi tramontata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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