Cpl: Casari e Verrini, primo interrogatorio
A distanza di mesi i due manager sono stati convocati dalla Procura di Modena. Con loro anche l’uomo dei “palazzi romani”
CONCORDIA. Per la prima volta da quando l’inchiesta Cpl è stata affidata alla Procura di Modena, i magistrati Niccolini e Mazzei, coordinati da Lucia Musti, hanno interrogato gli ex manager dell’azienda concordiese. Dopo aver ascoltato il consulente Francesco Simone, ora obbligato a restare a Roma, ma di fatto libero, stavolta i pm geminiani hanno convocato, in un colpo solo, Roberto Casari, Nicola Verrini e Giorgio Montali. Degli interrogatori trapela poco o nulla, si sa soltanto che i tre sono stati ascoltati separatamente: prima Verrini, per quasi due ore e poi Casari, tornato a Modena dal Trentino dove è agli arresti domiciliari a casa della sorella. Parecchio smagrito, ma sempre carismatico, Casari ha lasciato la procura poco dopo le 12,15 insieme ai suoi avvocati.
La sensazione è che il capo procuratore facente funzioni, Musti e i suoi collaboratori vogliano approfondire il filone relativo agli appalti pubblici (soprattutto quello legato all’illuminazione) e alle consulenze esterne garantite da Cpl e che da tempo sono finite nel mirino degli investigatori. Non è un caso che lo stesso comitato di Vigilanza - decaduto dopo lo scandalo - avesse messo in allerta il consiglio d’amministrazione sulle consulenze con Tunita - la società di Francesco Simone, usata per portare fondi neri in Italia dalla Tunisia - e altre attività analoghe. Come, ad esempio, la Biciemme proprio di Montali, conosciuto come l’uomo dei “palazzi romani”. L’imprenditore abruzzese ha un rapporto molto stretto con la coop di Concordia, tanto che alcuni contratti vengono anche criticati da Luca Costa, capo ufficio legale di Cpl, che bolla come “vergognoso” un accordo da 450mila euro per una consulenza di assistenza commerciale in Romania dove però la Cpl già lavora.
Montali, tra l’altro, è uomo chiave nei rapporti lavorativi interni all’azienda. Non a caso Francesco Simone, in uno degli interrogatori, sostiene che il manager abruzzese fosse presente quando lui consegnò 13500 euro a Verrini, episodio che l’ex direttore commerciale ha sempre negato. E ancora Simone lo indica come il “terminale” dei rapporti tra Cpl e con gli ambienti istituzionali e le pubbliche amministrazioni. Ma il binomio Verrini-Montali è citato dagli stessi magistrati nella memoria che depositano il 15 aprile al tribunale del Riesame in cui chiedono che Verrini resti in carcere. «Il Montali viene indicato da più fonti (in primis da Simone, ndr) come il soggetto deputato, tramite la società di consulenze, a smistare e a dirottare tangenti, appunto attraverso la stipulazione di contratti di consulenza più o meno fittizi, circostanza che risulta confermata dai funzionari della Cpl...».
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