«Faremo causa all’Ausl per essere riammessi»
Ieri la prima prova. Dopo la sentenza del Tar che ha reintegrato una ragazza i tanti esclusi si sono dati appuntamento per una protesta collettiva
Oltre al danno, la beffa. È la vicenda surreale nella quale sono incappate centinaia di persone, per lo più precari del mondo sanitario, che hanno partecipato al maxiconcorso dell’Ausl dello scorso 13 maggio. E che ieri mattina hanno provato, ancora una volta, a fare sentire la loro voce perché escluse «in modo illegittimo» dalla prima prova ufficiale del concorso stesso, alla quale erano state ammesse poco più di 1500 persone dopo un iter che definire burrascoso è un eufemismo. Cosa rivendicano? La possibilità di partecipare alla prova scritta, anche se la prima prova si è tenuta ieri, e il diritto ad essere inserite nella graduatoria che l’Ausl ha poi formato per le chiamate dell’azienda che già avvengono per le sostituzioni estive, indipendentemente dall’esito della gara.
La preselezione, con quasi seimila persone tra i banchi allestiti al quartiere fieristico, fece il giro d’Italia per disorganizzazione, creando un caso finito anche al Tar. Perché? Trenta domande, per ognuna quattro risposte possibili, solo una corretta. Ma ad una di queste domande era stata attribuita, dal software che ha corretto automaticamente i quasi cinquemila compiti dei candidati, una risposta errata come se questa fosse quella giusta. Morale: un caos totale. Una ragazza si rivolge al Tar perché esclusa dalla graduatoria e il tribunale la riammette. Ieri ha svolto la prova. Motivazione: la soglia minima di risposte esatte a cui rispondere non era stata definita prima e un decreto del 2001 sancisce la soglia minima a 21 domande su 30, ben lontane dalle 23 stabilite dall’Ausl.
«Una motivazione - spiegano ragazzi e ragazze che ieri hanno raccontato la loro storia - che vale anche per noi, esclusi per una domanda da una classifica ingiusta. Bene ha fatto la nostra collega a fare ricorso al Tar, ma allora tutti dovrebbero essere riammessi. È vero, noi non abbiamo fatto ricorso: siamo precari, lontano da casa, lavoriamo con contratti che si rinnovano ogni tre mesi, chi ci paga il ricorso al Tar, chi ha quelle migliaia di euro? Se siamo tutti uguali, però, allora tutti dovremmo essere riammessi». La legge dice che ci sono 60 giorni di tempo per fare ricorso, i cui termini scadono il 13 luglio: «Ci stiamo mettendo insieme per un’azione collettiva, un ricorso unico che metta insieme anche centinaia di persone escluse ingiustamente dalla prova di oggi (ieri, ndr). Se la sentenza fa fede, deve valere per tutti, perché tutti siamo nella stessa situazione e allora l’Ausl che cosa farà». Sarà curioso vedere come si comporteranno i responsabili del concorso, che ieri hanno spiegato a voce davanti all’ingresso come una riammissione d’ufficio fosse impossibile.
«Per di più - chiudono gli infermieri precari che ieri hanno protestato - l’Ausl ha utilizzato, senza comunicarlo prima, l’esito della preselezione come graduatoria per le chiamate in azienda in caso di sostituzioni: anche da questa classifica noi siamo esclusi ingiustamente per via di un compito corretto male».
@dvdberti
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