Alberto Angela: "Arte e buon cibo: Modena somiglia all’antica Roma "
«Apprezzo la città, l’operosità della gente E con mio padre le ho pure dedicato un libro»
MODENA. Alberto Angela, paleontologo, paleoantropologo, naturalista, scrittore, giornalista, autore e conduttore televisivo, è uno dei più famosi e apprezzati divulgatori di scienze, lettere e arti, sia attraverso i suoi libri (oltre 20 a quattro mani con il padre Piero, 7 negli ultimi otto anni, ideati e scritti da solo), sia attraverso le trasmissioni televisive.
Angela ha da tempo un profondo rapporto con la nostra città che lo ha ospitato decine di volte per la presentazione dei suoi lavori e a cui ha anche dedicato studi specifici.
Lei conosce benissimo Modena per i suoi rapporti professionali ed anche personali con la nostra città. Cosa è Modena per lei?
«Negli anni Novanta ho scritto con mio padre Piero un saggio intitolato “Il paesaggio che verrà”, che studiava Modena dalla civiltà villanoviana a quella etrusca fino a quella romana. Era un libro voluto dalla Fondazione di Vignola, che si avvaleva di suggestive fotografie di Franco Fontana e che studiava il territorio modenese, di pianura e dell'Appennino, la morfologia urbana, con la trasformazione delle agglomerazioni e con la famosa centuriazione ancora oggi valida per quanto riguarda il territorio agricolo. Oltre a questo ho una conoscenza diretta, grazie ai numerosi viaggi nella vostra provincia, fosse anche solo di passaggio, per andare o ritornare da Parma dove abitano i genitori di mia moglie. Poi credo di essere stato ospite almeno un'ottantina di volte, al “Club La Meridiana” di Casinalbo, a Carpi, Fiorano, Maranello, Mirandola, Sassuolo, Vignola e nelle diverse località dell'Appennino per incontrare i lettori e presentare libri: da quelli sul corpo umano, a quelli sui dinosauri, agli ultimi sull'antica Roma, sui bronzi di Riace, sulla Cappella Sistina».
Lei ha scritto tantissimo sull’antica Roma. Ci sono affinità, secondo lei, tra Modena e quel mondo? «Studiare la Roma antica è un modo molto interessante attraverso cui guardare anche a noi, oggi. Il nostro modo di vivere è figlio di quello romano. E il segreto di Roma è stato proprio il suo modus vivendi quotidiano: il modo di costruire le case, di vestire, di mangiare, di interagire con gli altri. Il tutto inquadrato in un preciso sistema di leggi e regole sociali. L'impero romano non ci ha lasciato solo statue, acquedotti e monumenti straordinari. Ci ha lasciato anche un software che ci consente di vivere ogni giorno. Romano è l'alfabeto (che usiamo anche su Internet). La nostra lingua deriva dal latino (come lo spagnolo, il portoghese, il francese, il rumeno). Il sistema giuridico, stradale, l'architettura, la pittura, la scultura, non sarebbero gli stessi senza i romani. Il Foro era la televisione dell'epoca. Le pareti bianche non piacevano ai romani. Per cui, come è anche nel Modenese, mi riferisco, in particolare, alla Torre del Pennello della Rocca di Vignola che si è scoperto essere stata tutta a colori, arricchiscono le loro abitazioni con affreschi, come i nostri ragazzi arricchiscono le loro pareti con poster. I servi assolvevano i compiti che oggi esercitano gli elettrodomestici, i 100.000 chilometri di strade erano il loro web. Purtroppo, oggi come allora, l'imprenditoria, la politica, le lobby andavano a braccetto.
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Le affinità però riguardano anche alcuni lati positivi: gli antichi romani non amavano le armi, né le guerre. Le loro conquiste sono sempre state all'insegna della loro filosofia di coinvolgere i popoli conquistati ed anche i barbari, integrandoli con la possibilità e l'orgoglio di farli essere e sentire cives romani, concedendo loro terreni marginali. Erano laboriosi come i popoli del Nord Europa e cordiali, simpatici, ammiccanti come i popoli mediterranei. Proprio come i modenesi che, Guido Piovene, per la predisposizione al rapporto umano, definisce i sudisti del Nord. I romani non erano né militaristi né razzisti. Era una civiltà pacifista, aveva una visione moderna, globale del mondo anche nel rapporto con i nemici che cercava di amalgamare alla propria cultura. Una comprova della vocazione pacifista dei romani si ha anche dagli scavi di Pompei ed Ercolano: un solo morto era armato perché soldato. Tutti gli altri non avevano bisogno di armi perché era una società pacifica come quella modenese dove si rispettano le leggi e la convivenza.Tra i lati positivi che accomunano gli antichi romani ai modenesi di oggi ci sono anche l'amore per i capolavori di altre culture ed anche quello per le proprie dimore sottoposte spesso a migliorie. Inoltre apprezzavano la buona cucina, fatta con prodotti di qualità. E a Modena, ne sapete qualcosa. Certo la loro era un'alimentazione cui non siamo più abituati. Basti pensare al famoso garum, una salsa dal sapore forte, che potrebbe ricordare un po’ l’aceto balsamico tradizionale. Senza averne però la delicatezza e la raffinatezza. Oggi, il cibo è di gran qualità. Inoltre, dalle rezdore fino a chef come Massimo Bottura, alla qualità si associano quasi sempre la cura del particolare, la creatività e una vera e propria valorizzazione dei sapori e dei profumi delle materie prime. Con vini sempre più curati nella qualità e che si coniugano con i cibi».
Pregi e difetti di Modena e dei modenesi?
«Difetti non ne ricordo. Pregi, sì, tanti. A partire dal paesaggio dolce, poetico e ben curato della pianura e da quello mosso, che passa dal verde intenso in primavera ai colori caldi dell'autunno, della collina e della montagna. Penso ai monumenti che avete, ai capolavori d'arte. Basta pensare alle galleria, alla Biblioteca Estense, con i codici miniati, con i capolavori di Bernini, dei Carracci, di Correggio, Tommaso da Modena, Dosso Dossi, Le Greco, Guercino, Tintoretto, Velazquez. Con preziosi oggetti antichi etruschi e romani. Le vostre eccellenze sono frutto della laboriosità, della voglia di lavorare, dell'intelligenza, della voglia di affermarsi. Sono frutto della passione con cui i modenesi si impegnano in tutti i settori, nel metalmeccanico, nella ceramica, nel biomedicale, nella moda, nelle eccellenze agroalimentari. Con prodotti divini come l'aceto balsamico tradizionale, il parmigiano-reggiano, i salumi, lo zampone e il cotechino e la frutta rossa di Vignola. O ancora i piatti che celebrano la vostra montagna come i borlenghi dell'Appennino e il gnocco fritto, che mi ricorda la torta fritta di mia suocera, di Parma. Sul vino, da astemio, mi astengo dal dare un giudizio. Mi limito a ricordare che è sempre più apprezzato, anche perché i produttori lo fanno con una perizia che sfrutta tutte le innovazioni della tecnica sublimando la qualità dei loro vitigni. Poi c’è il vertice dell’eccellenza rappresentato dai motori. Non ricordo quale umorista modenese abbia rappresentato il Santo protettore, San Geminiano, con un pneumatico di auto da corsa al posto dell'aureola. Siete geniali nel concepire e creare automobili, basti pensare a Ferrari, Maserati, Pagani. Capolavori di velocità, nella meccanica, e vere e proprie sculture, che come diceva il futurista Filippo Tommaso Marinetti, sono più belle, più artistiche dalla famosa Nike di Samotracia».
Sappiamo che Modena e i modenesi sono presenti in alcuni suoi libri. Ce ne può citare almeno uno?
«Come già accennato, Modena presenta moltissime affinità con la civiltà romana. In diversi miei libri, ne faccio cenno. In uno, in particolare. Nel volume “Viaggio nell'Impero romano seguendo una moneta”, Modena è presente attraverso la descrizione di un ufficiale che cerca di circuire la moglie di un grosso proprietario. È un ufficiale di cavalleria, gaudente, single, che non si è mai voluto sposare. Come vizio di famiglia (suo nonno, Quintus Petulus Cerialis, era famoso come il Casanova dell'antichità), corteggia le donne, anche quelle di altri. È un play-boy, un latin lover in costante azione per conquistare-sedurre sempre nuove, diverse signore. E così attraverso la storia di questo impenitente Ufficiale di cavalleria, conosciamo il decalogo di Ovidio ed entriamo nel mondo dei dongiovanni di allora. Conosciamo e ci divertiamo a leggere il filosofico e divertente decalogo sull'ars amandi di Ovidio, sulla seduzione, su come conquistare le donne. Cambiano i tempi ma continuano le lezioni sull'amore, sulla seduzione. Mai come in questi tempi, le televisioni e i giornali ci hanno offerto rubriche e interi programmi sulla seduzione, su come trovare l'anima gemella, mantenerla e cercare di salvare i matrimoni, e cercare di sopravvivere ai possibili abbandoni. A questa affinità, fa riscontro una differenza abissale: allora l'adulterio (in una civiltà maschilista) era a senso unico: la donna doveva essere condannata e punita (fino ad Augusto, un marito tradito, poteva farsi giustizia da sé). Mentre per l'uomo che tradiva, c'era comprensione, assoluzione piena. Ma già allora i tradimenti erano tanto numerosi, che, a causa della scarsità di personale giudiziario - come oggi- la stragrande maggioranza delle cause non aveva seguito».
Roberto Armenia
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