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La protesta: «I turisti? Ostaggio dei promoter»

di Marco Costanzini
La protesta: «I turisti? Ostaggio dei promoter»

Maranello. Dopo le risse dell’altro giorno arrivano persino i bodyguard Il sindaco: «Non è più garantita la libera concorrenza, saremo inflessibili»

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MARANELLO. È una questione ormai annosa, ancora irrisolta e secondo molti irrisolvibile, e gli ultimi fatti di cronaca non fanno altro che puntarvi di nuovo i riflettori: il problema legato ai promoter assiepati di fronte all’ingresso del Museo Ferrari diventa sempre più incontrollato, tanto che sono spuntati addirittura bodyguard per evitare episodi spiacevoli. Chi sono i promoter e di cosa si occupano, o dovrebbero occuparsi, i cittadini di Maranello lo sanno bene, forse ancor più dei turisti che quotidianamente accorrono nel tempio del Cavallino Rampante: ragazzi e ragazze, molti dei quali stranieri, assoldati dai noleggiatori privati del posto per invogliare i turisti a concedersi l’emozione di un test drive alla guida di un bolide. Fin qui nulla di strano, ma la logica della sana e leale concorrenza pare sia sfuggita di mano e pare stia venendo meno il concetto del libero commercio, data quella che sembra ormai essere una caccia al cliente senza esclusioni di colpi. «Penso che presto cambierò lavoro - racconta un promoter - perché qui sta diventando una guerra». Se non è guerra poco ci manca, visto che solo un paio di giorni fa si è arrivati a risse per colpa di un cliente conteso. Per questo sono comparsi bodyguard, assoldati da chi si è sentito ostacolato nel lavoro. C’è di più: alcuni esercenti della zona lamentano come il “modello promoter” si stia estendendo al di fuori dei test drive: «Questi ragazzi si buttano addosso al turista – raccontano – e lo convincono non solo a fare un giro in Ferrari, ma danno indicazioni anche su dove mangiare; chissà se hanno anche un tornaconto personale». L’organizzazione sembra quella di un tour operator, con bus navetta a pronta disposizione del promoter. Logico che i malumori siano tanti tra i commercianti, perché questo far west condiziona gli affari e al turista, che trova tutto “preconfezionato” e non fa nemmeno più un giro in centro, dà un’immagine distorta di Maranello. La richiesta è quella di maggiori controlli e sanzioni, ma la sensazione di molti è che, come già accaduto, resti inascoltata e che tutto questo venga etichettato come normalità. Il sindaco Massimiliano Morini risponde in maniera molto chiara: «La questione è complicata e una premessa è d’obbligo. Le attività che si affidano a questi promoter non sono soggette ad autorizzazione da parte del Comune, che dunque non può esercitare un ruolo di controllo a tutti gli effetti. Quello che abbiamo potuto fare è redigere un regolamento, in vigore da 5 o 6 anni, ma affinché questo sia sostenuto nella sua efficacia e fatto rispettare, è necessaria la collaborazione con altre istituzioni: è impensabile un presidio della zona 24 ore su 24 da parte della polizia municipale. Pur rispettando la libera attività economica, la situazione non resterà incontrollata. Saremo inflessibili nei confronti di chi deturpa la prima vetrina di Maranello, il luogo più strategico e importante della città, con atteggiamenti di malcostume e procacciamento selvaggio di clienti».

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