Andrea, più forte della sua malattia: 100 alla Maturità a Modena
«Perdo la vista per una retinite, ma non mi abbatto» L’aiuto della scuola, gli amici, il suo futuro all’università
MODENA. Ha preso 100/100 alla Maturità con una tesina dedicata alla cecità. “Il mondo visto con occhi diversi. L'ipovisione e la cecità: come l'ausilio informatico ha rivoluzionato la vita di chi ne è affetto”.
Titolo e sottotitolo sintetizzano la storia di Andrea Sposito, classe 5C sezione “Sistemi informativi aziendali” dell'Istituto tecnico economico Barozzi di Modena, affetto fin da piccolo dalla retinite pigmentosa, una grave malattia degenerativa. Ora lo aspetta la facolta di Ingegneria informatica e da grande vuole dedicarsi al settore Ricerca e sviluppo “perché - dice - credo nel progresso tecnologico: può migliorare la vita di chi ha bisogno di nuovi supporti”.
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"Non me lo aspettavo". Andrea non si attendeva questo risultato e neppure la sua mamma, Graziella Lo Monaco, che riconosce “il merito alle scuole per il loro supporto e sostegno” che hanno determinato il successo del ragazzo. Un successo che fa premio di una intelligenza rara, della passione per l'informatica e la ricerca e di un impegno scolastico costante, sostenuto come si deve dalla scuola.
È questa la buona scuola, che stavolta parla con gli occhi di chi proprio a scuola si accorge della malattia. Fu alle elementari: «Non sapendo della malattia - rammenta lui - mi sforzavo molto per leggere, poi alle medie la scoperta. Mi diedero l'ausilio informatico, i libri digitali, il sostegno».
Di sera non vedo.Mai un problema di relazione: «Sono stato sempre molto timido, ma alle superiori sono stato bene con compagni e docenti. Dire ciò che vedo e ciò che non vedo è difficile, forse non ho mai visto bene dalla nascita però sono autonomo, giro quando posso anche da solo, ma la sera non vedo più nulla e lì c'è sempre qualcuno che si offre di accompagnarmi a casa. So che ho una malattia degenerativa e di recente c'è stato un gran peggiornamento».
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Eppure l'ottimismo di questo ragazzo è ciò che spesso manca in chi ha tutto dalla vita: «Penso - commenta - che chi non accetta la propria malattia non è in grado neppure di vivere. Accettare o meno la malattia non ti fa guarire e io la vivo con filosfia, questa cosa non mi abbatte».
Ora l'università. Va bene tutto, ma come si fa ad arrivare a 100, con un programma uguale a quello degli altri, senza riduzioni, senza sconti, come conferma la sua professoressa di sostegno, Lisetta Bulgarelli, che è stata affiancata da un educatore pagato dal Comune? «Bella domanda - risponde il ragazzo - io non lo so. È stato merito dei docenti che mi hanno supportato e insegnato molto bene, un po’ del mio impegno. La prof di sostegno assieme all'educatore durante gli anni mi hanno aiutato anche a crescere, nel senso che ho imparato in un certo senso a essere autonomo nelle cose e ad essere indipendente a casa. E ora l'impegno universitario non mi fa paura».
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