Discover Ferrari e Pavarotti: bello, ma l’affluenza è un flop
Abbiamo testato il percorso acquistando il passaporto: 48 ore in giro per la provincia in un week end senza incontrare gruppi organizzati, pochissimi turisti e pullman che viaggiano quasi vuoti
MODENA Che il progetto “Discover Ferrari & Pavarotti Land” sia ambizioso ed innovativo è ormai riconosciuto da più parti. Che l’idea sia stata pensata e realizzata senza particolari intoppi anche. Ma che il tutto funzioni anche sul piano dei risultati è un altro paio di maniche.
IL VIAGGIO
Già da qualche tempo, infatti, si parla di pullman semivuoti e di tappe che contano, quando va bene, otto visitatori al giorno. Sia chiaro: non stiamo parlando di ticket venduti – il cosiddetto “passaporto”, che garantisce l’accesso e il trasporto a quattro percorsi - A metà giugno, a poco più di un mese di distanza dall’inaugurazione, se ne contavano già 6mila. Il punto, semmai, è che la gran parte dei turisti sembra concentrarsi sulle poche “tappe obbligate”: i due musei Ferrari e la Casa Museo Pavarotti. Lasciando “sguarnite” – o quasi – le altre, che vengano considerate “residuali”, da fare «se rimane tempo». Proprio per verificare queste voci, abbiamo deciso di imbarcarci anche noi come turisti, percorrendo in lungo e in largo i percorsi del Discover in un weekend di luglio particolarmente assolato.
C’È NESSUNO?
Pronti, via, al primo giro non c’è nessuno. Sono le 11 di sabato mattina, e il viaggio verso Nonantola va deserto. Alla prima fermata – l’Antica Cantina Gavioli - diamo il cambio a due ragazze che hanno iniziato il tour un’ora prima. «Effettivamente – spiega uno dei dipendenti dell’azienda – maggio e giugno sono stati effettivamente molto tranquilli. Speriamo in luglio». Ma siamo soli anche alla tappa successiva, Nonantola. Dove, ci spiegano, la famosa abbazia è effettivamente meta di tanti turisti - europei, filippini, coreani. I quali, però, «arrivano autonomamente. Sono pochi quelli che giungono qua con il passaporto al collo».
RITMO RIDOTTO
E allora proviamo a prendere la linea azzurra, che parte da Maranello e gira attorno al distretto ceramico. Nel parcheggi del Museo Ferrari ci aspetta un pullmino decisamente più piccolo – un nove posti. Ancora una volta è un viaggio in solitaria, diretti al caseificio Hombre, dove ci aspetta la collezione di auto d’epoca di Umberto Panini. Insieme a noi ci sono quattro americani, particolarmente contenti di vedere delle Maserati. Anche loro, però, non hanno idea di cosa sia il Discover, tanto che ci chiedono delucidazioni sul passaporto che portiamo al collo. E la storia si ripete anche per il tragitto verso Sassuolo, condiviso solo con l’autista. Ci scarica nei pressi della stazione, avvertendoci che «oggi non ci sono i ragazzi». Anche in questo caso la guida è tutta per noi. «Paradossalmente – ammette mentre ci conduce tra stanze e corridoi affrescati – veniva più gente prima. Immagino sia del tutto casuale, ma effettivamente con Expo non abbiamo registrato l’incremento che ci aspettavamo. Anzi». Chiudiamo il sabato ritornando a Maranello e, visto che avanza un po’ di tempo, ci concediamo una visita al Museo Ferrari, dove l’andirivieni è costante. Tanto che, per la prima volta dall’inizio del tour, il pullmino che rientra in città è pieno, otto persone, tutti stranieri.
La domenica si riparte dalla linea verde, che si dirige nella zona di Lesignana. Chi pensa che il giorno festivo porti in dote un po’ di visitatori in più sbaglia. Il primo viaggio è nuovamente deserto, così anche la visita al caseificio “4 Madonne” è “personalizzata”. «In questo weekend, almeno per ora, sono venuti in pochissimi. È strano, solitamente ne arrivano di più». Anche qui, comunque, troviamo la conferma di un quadro che sembra ripetersi di tappa in tappa.
GLI AUTONOMI
Qualcuno compra il passaporto ma preferisce fare il percorso “sulle proprie gambe”, evitando i pullman. Tanti altri, però, procedono in autonomia nel vero senso della parola, tanto che spesso non hanno idea di cosa sia il Discover e cosa vedere nelle vicinanze. All’Acetaia Giusti tre turisti stanno concludendo la visita, e chiedono alla dipendente cosa vedere nelle vicinanze. «Non viene tanta gente, il massimo direi sia stato quattro in un viaggio». Ormai è orario di pranzo, e manca solo un percorso. Il rosso, che è anche il più lungo. E il più affollato: il pullman che parte da Maranello si riempie di una ventina di turisti. Ma siamo gli unici a scendere alla fermata delle Cantine Chiarli. Non è una novità: «Siete il terzo gruppo in due giorni, non sono tanti quelli che affrontano il sole».
SOTTO TONO
I numeri non sono quelli sperati. «Nel primo weekend di maggio abbiamo avuto un vero e proprio boom, anche grazie ai cittadini della zona». Poi calma piatta. O meglio, giorni in cui l’afflusso è sostenuto si alternano a periodi in cui non viene davvero nessuno. Una media? «Direi due o tre “gruppetti” al giorno. Ma stando larghi». E meta di un afflusso incostante è anche il Museo della Salumeria della ditta Villani. «Un weekend sono venute 52 persone, ma a volte ne contiamo appena 4».
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