Il tecnico Ausl al pm: «Se Zanoli è morto lì non è per colpa mia»
Se Primo Zanoli è caduto nel cavedio di servizio per l’aerazione mai finito ed è morto lì, la responsabilità non è stata sua. Il tecnico dell’Ausl - unico indagato nella tragedia del paziente sparito...
Se Primo Zanoli è caduto nel cavedio di servizio per l’aerazione mai finito ed è morto lì, la responsabilità non è stata sua. Il tecnico dell’Ausl - unico indagato nella tragedia del paziente sparito il 30 dicembre 2011 e ritrovato 34 mesi dopo - è stato interrogato dal pm Luca Guerzoni e ha chiarito di essere solo colui che era incaricato dall’Ausl di tenere le chiavi della porta dell’area tuttora al grezzo dove il paziente 64enne di Castelnuovo ha vagato nella notte della scomparsa finendo per precipitare in quel maledetto buco dove è rimasto fino all’ottobre 2014, quando il corpo è stato trovato durante un’ispezione dell’agenzia di investigazioni Sheridan commissionata dalla Direzione Ausl. Il geometra incaricato dall’Ausl ha ribadito le sue ragioni anche in una memoria che ha presentato con il difensore, avvocato Andrea Mattioli. In sostanza, secondo la sua versione la responsabilità di fatto per quell’area interdetta al pubblico sarebbe della vigilanza, ma la vigilanza a sua volta rifiuta questa interpretazione. Un nodo da sciogliere per il sostituto procuratore: nel contratto non si definisce con esattezza chi è il responsabile effettivo delle zone non autorizzate ai pazienti e al pubblico.
Pare incredibile che in un edificio così complesso e strutturato come un ospedale un intero padiglione, come quello al secondo piano sopra le camere ardenti dove è avvenuta la tragedia, esista uno spazio che sia rimasto per un periodo di tempo imprecisato in una sorta di limbo gestionale. Tutto questo all’interno di un sistema burocratico tanto dettagliato nelle sue funzioni e disposizioni come un’Ausl.
Sarà quindi cruciale capire perché quell’area sia rimasta in qualche modo incustodita, almeno quella sera, come dimostra il fatto che Primo Zanoli, probabilmente ancora poco lucido per il ricovero, abbia potuto vagare senza venire fermato finendo per precipitare per dieci metri. E quando la famiglia aveva già denunciato la scomparsa, nessuno ha pensato di controllare l’area.
Ora che il geometra dell’Ausl è stato interrogato, non essendoci altri indagati, l’inchiesta si concentrerà sugli elementi raccolti e sulla relazione dell’autopsia già presentata. Non è noto se ci siano persone informate sui fatti riguardo a questa scomparsa. Se non ce ne fossero, l’indagine potrebbe concludersi in tempi brevi.
Carlo Gregori
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