«Trasmettere valori tra vecchi e giovani è una sfida vera»
Michelina Borsari, direttrice del Festival Filosofia 2015 sull'Ereditare: «Oggi viviamo come prigionieri del presente e ci manca il confronto»
ROMA. La formula non cambia, da ormai quindici anni, ma ogni anno il Festival Filosofia ha la sua particolarità. E per il 2015, insieme al cuore delle lezioni magistrali (che vedranno nomi come Bauman, Cacciari, Galimberti, Rodotà e Augè, solo per citarne alcuni, affollare le piazze di Modena, Carpi e Sassuolo), l'arte figurativa avrà una “potenza” particolare. Parola di Michelina Borsari, direttore del Festivalfilosofia.
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Ereditare, ancora una volta la scelta del Festival è ricaduta su un verbo.
«Esatto. Non abbiamo portato l'attenzione sugli oggetti che passano da una generazione all'altra, ma sui processi con cui si trasmettono, non solo gli oggetti, ma anche i valori e le eredità culturali. È su questo tempo che il mondo attualmente manifesta un problema, la stessa scuola è investita della difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni».
E da dove nasce questa difficoltà?
«In primo luogo dal meccanismo del tempo, che si è ristretto. Oggi noi viviamo come prigionieri del presente. Abbiamo difficoltà ad avere rapporti con il passato, a comprenderne il significato, che si trasferisce in una mancata proiezione sull'avvenire».
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E nel farlo quali piste avete scelto?
«Si, la prima è il senso del tempo, per capire come ogni epoca abbia uno speciale rapporto con il proprio passato, che a volte viene considerato prezioso, altre volte meno. Viviamo in un regime di temporalità, in cui il significato principale viene dato al presente. La seconda pista è l'interruzione della continuità tra le generazioni. Oggi la giovinezza, come la vecchiaia, si è dilatata, mentre la maturità si è ristretta. Percorreremo queste trasformazioni, indagando come sia difficile riconoscere una continuità tra adolescenti e genitori. La terza pista è quella della trasmissione culturale, sottoposta alla duplice sfida della globalizzazione e dell'accelerazione. Poi faremo i conti con il patrimonio artistico, della tutela e della memoria culturale, indagando anche il patrimonio Unesco di Modena. E cercheremo di capire quali speranze rivolgere alla digitalizzazione. Infine la pista del debito, non solo economico di cui ci parlerà Federico Rampini, ma di vita. Lo affronteremo dal punto di vista teologico, pensiamo al peccato originale che non è assolutamente pagabile».
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Non manca il tema legato all'Expo.
«Non poteva mancare. Una pista sarà dedicato al tema del nutrimento del pianeta, all'eredità di generazioni che nasceranno. Di questo ci parlerà Vandana Shiva, che sosterrà i diritti di libertà per tutti i coltivatori. Mentre Stefano Rodotà mostrerà che universale è il diritto al cibo».
Filoni che verranno seguiti anche per gli eventi collaterali, in particolare l'arte?
«Le mostre saranno più di trenta, una decina di grande rilevanza, in tutte e tre le sedi del festival. Pensiamo a Franco Guezoni, alla mostra sul patrimonio Unesco, Carlo Mattioli, Luigi Ontani. Quest'anno c'è un’attenzione particolare all’arte. È difficile avere trenta mostre in contemporanea in tutti e tre i paesi. Non si può dire che sia una Biennale, ma vale la pena fare un salto al Festival filosofia anche solo per questo motivo».
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