Casari: «Nell’ordinanza niente di vero»
L’ex presidente interrogato in carcere a Trento ha consegnato una memoria per smontare l’accusa
TRENTO. Roberto Casari non arretra di un millimetro.
L’ex presidente della Cpl, al centro ormai da un paio di mesi di una delle vicende giudiziarie che hanno sconvolto la Bassa, è stato interrogato ieri in carcere a Trento, dal giudice di quel tribunale. Poche parole, anche perchè il magistrato non ha voluto avventurarsi in una vicenda della quale ovviamente non conosce i particolari. Parole comunque sufficienti a Casari per respingere le accuse che le circa 300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Napoli gli ha mosso.
L’ex “leader maximo” è stato raggiunto dall’ordinanza quando era agli arresti domiciliari presso la sorella, ad Arco di Trento. Conseguentemente, i carabi nieri l’hanno condotto in quella casa circondariale. Ma, espletate le formalità di rito, è probabile che questa situazione sia destinata a mutare. O con un trasferimento a Poggioreale, a Napoli, dove Roberto ha già detto in una lettera alla sorella di non essersi trovato male, con il bagno e la tv in cella.
Oppure quantomeno con una modifica del provvedimento, che si traduca quantomeno negli arresti domiciliari, in modo da poter restare presso la sorella. Per facilitare il lavoro dei magistrati Casari, che ieri era assistito dagli avvvocati Luigi Sena di Napoli e Luigi Chiappero di Torino, ha consegnato al gip di Trento una lunga memoria, con la quale respinge punto per punto le ricostruzioni della Dda di Napoli, a proposito del contestato concorso esterno in associazione mafiosa, per essersi accordato con la Camorra dei Casalesi nella metanizzazione dell’agro aversano. Il giudice trasferirà in quetse ore gli atti al Gip di Napoli competente, il quale, dopo averle lette, potrà fare le sue valutazioni ed eventualmente ammorbidire la misura cautelare. (ase)
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