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Nuove rivelazioni al processo

Nuove rivelazioni al processo

Serramazzoni. Testimone racconta: «Così Tagliazucchi mi chiese il denaro»

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SERRAMAZZONI. È stato davvero un interrogatorio fiume quello a cui è stato sottoposto ieri il tecnico che, collaborando con la Finanza, il 27 giugno 2012 condusse all'arresto di Enrico Tagliazucchi, l'ex capo dell'Ufficio tecnico di Serramazzoni. Ieri a processo si è ripreso il filo dalla settimana scorsa, ripartendo proprio dalla deposizione del testimone chiave, oggetto di un controesame da parte della difesa dell'ex dirigente, affidata all'avvocato Roberto Ghini, sempre più incalzante con più di due ore e mezza di domande.

Il tutto davanti a un pubblico serramazzonese sempre più folto, con la presenza del sindaco Roberto Rubbiani, della consigliera 5 Stelle Francesca Marzani e di una nutrita delegazione di Libera. Assente invece, come già la settimana scorsa, Tagliazucchi. Il teste è ripartito dalle circostanze della prima richiesta di denaro ricevuta da Tagliazucchi dopo l'estate 2010 per pratiche relative a due varianti. Ed è emerso il dove: «Mi disse di venire a San Dalmazio, nell'ufficio ricavato dall'ex assessore Sabina Fornari in un prefabbricato di fianco a casa sua. C'erano altre due persone prima di me, e quando è stato il mio turno me lo trovai davanti da solo. Mi avanzò la richiesta di denaro: 10mila euro, che dopo un po' di tempo divennero 15mila. Ci rimasi malissimo ma iniziai a pagare, perché temevo conseguenze professionali: sapevo anche dalle esperienze di miei colleghi che chi non si allineava poi pagava sulla propria pelle, e io avevo bisogno di lavorare». Il tecnico ha riferito anche di minacce legate, più avanti, al suo coinvolgimento nella protesta contro l'inceneritore di San Dalmazio, sia come tecnico che affiancava i cittadini, sia come proprietario dell'ufficio in cui il Comitato del no costituì la propria sede. In particolare, al termine della burrascosa assemblea pubblica del 4 agosto 2011, lì dalle scuole, ci fu anche una sorta di minaccia: «Al termine dell'incontro, Tagliazucchi, molto contrariato dalle proteste, mi indicò in mezzo a un gruppetto dicendomi: o metti a posto tutto questo, o te la faccio pagare». Circostanza confermata da Enrico Bussei, allora presidente del Comitato, anche in modo esplicito: «Con un gesto inequivocabile delle mani – ha raccontato - Tagliazucchi fece capire a Venturelli e me che ci avrebbe fatto un sedere così». Ci fu anche una visita presso la sede del Comitato da parte di Tagliazucchi e della Fornari, con messaggio ribadito paventando accertamenti che avrebbero dimostrato l'irregolarità del locale adibito ad ufficio con avvio di procedimento. E Bussei ha ricordato anche come a diverse persone che protocollavano in quel periodo osservazioni contro l'inceneritore sia capitato di ricevere nello stesso giorno un avviso di accertamento per abuso edilizio su edifici ad essi riconducibili. Questo per denunciare il clima intimidatorio che si respirava in quel momento, da cui è derivata la paura di dire no alla richiesta di soldi. Ma nell'esame degli altri testi è emersa anche un'ennesima vicenda urbanistica di cui si è parlato poco: quella di un terreno di Selva di proprietà di Vittorio Baisi da 10mila metri che intendeva acquistare l'impresario Marco Olivieri nell'ambito di una suddivisione in dieci lotti. Ne ha riferito sia lui che la moglie Rosanna Semproni, nel corso di una deposizione molto partecipata e a tratti anche “colorita”: “Mio marito mi disse che per questa operazione aveva ricevuto delle avances, e che dal Comune erano interessati all'acquisto di cinque lotti: uno a testa per il sindaco Ralenti, la Fornari, Tagliazucchi e l'allora revisore dei conti Vito Rosati, più un altra persona. Poi dopo un po' mi disse che la Fornari e Tagliazucchi non erano più interessati. Ma questa storia della lottizzazione andò avanti quasi un anno, diventando una vera ossessione». Anche ieri il dibattito è stato interrotto dal raggiungimento del tempo limite, dopo una giornata intera: se ne riparlerà il 20 ottobre alle 9.30. (d.m.)

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