Ariani: cassa integrazione in vista della cessione
San Felice. Lo storico molino bloccato dal sisma resta in attesa dei contributi Intanto i titolari sospendono la stagione. L’ipotesi: concordato con continuità
SAN FELICE. Dopo tre generazioni, dopo più di cento anni di attività, il Molino Ariani di San Felice potrebbe passare il testimone.
La crisi del settore prima, il sisma del 2012 dopo, infatti, hanno portato oggi alla prospettiva di una vendita, la ricerca di un partner che rilevi lo storico mulino della Bassa, conosciuta per la produzione del miglior grano tenero d’Italia.
Tutto è ancora in divenire, ma quel che è certo è che i colloqui con diverse realtà del settore sono in corso, non solo locali, e l’interesse a rilevare il Molino Ariani è stato manifestato anche da realtà provenienti dalla Lombardia e dal Veneto.
L’ipotesi più probabile è quella di passare attraverso una procedura di concordato preventivo con continuità aziendale, per poi costituire una “newco”, una nuova società dove la famiglia Ariani avrà a quel punto solo una quota di minoranza.
«Il sisma del 2012 – racconta Mario Ariani, oggi titolare del Molino Ariani, nato nel 1879, guidato in passato dal bisnotto Mario Ariani, per poi passare al padre Ferdinando – ha solo accelerato un processo inevitabile. Il futuro del nostro settore è nelle aggregazioni, a fronte di consumi che calano progressivamente anche a causa della criminalizzazione del prodotto. Le speculazioni finanziarie hanno portato ad un rialzo impressionante dei prezzi e il settore ne ha sofferto molto. Stiamo cercando quindi un soggetto partner che sia interessato al nostro impianto, di grande appetibilità, in primo luogo perchè è nella zona dove c'è il grano tenero migliore d’Italia e poi perché è sempre di grande interesse la produzione, come la nostra, di farina biologica».
Peraltro il partner si troverebbe con un impianto “nuovo”, grazie ai fondi per la ricostruzione post-sismica. Ad aprile infatti il Molino Ariani ha presentato tutta la documentazione a Sfinge, anche se ad oggi il semaforo verde non è ancora arrivato: si tratta di almeno 10 milioni di euro di contributi per quanto riguarda i fabbricati e altri tre milioni di euro per i macchinari, che in parte sono stati anticipati dall’azienda con il ricorso a prestiti bancari.
«Seguiremo tutte le procedure – prosegue Mario Ariani – per la ricostruzione, ma una volta trovato il partner siamo disposti a fare un passo indietro e ad entrare nella newco solo con una quota di minoranza». La ricerca dunque prosegue ed è molto importante che questa nuova realtà si faccia avanti, anche per quanto riguarda la tutela dei 14 lavoratori, tra impiegati e operai, che operano all'interno dell'azienda. A fine giugno, infatti, per loro è scattato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per tredici settimane.
La procedura di concordato preventivo dovrà pertanto essere necessarimente di continuità, perché diversamente comprometterebbe anche l’accesso ai contributi per la ricostruzione, in assenza di attività.
Si parla di una realtà storica. Alla fine del 1800 operava con i fornai artigianali. Nel tempo la produzione è cresciuta, passando dalla macina di 300 quintali di grano in 24 ore a più di 1500 quintali al giorno con l’impianto attualmente operante, ma conservando il rapporto con gli artigiani e le piccole industrie. Il Molino Ariani, infatti, ritira il grano e lo trasforma in farina per panificazione, servendo in tutta Italia diverse centinaia di clienti.
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