«Prendiamo coscienza delle potenzialità»
L’unico modenese nella mostra della Manifattura sarà Franco Vaccari: soddisfazione o disagio? «Essere artista nella propria città è una delle cose più imbarazzanti, anche perché la considerazione dei...
L’unico modenese nella mostra della Manifattura sarà Franco Vaccari: soddisfazione o disagio?
«Essere artista nella propria città è una delle cose più imbarazzanti, anche perché la considerazione dei cittadini è quella che, in fondo, ci dà più soddisfazione, ma crea anche disagio. Già nell'antica Grecia la fama oltre un certo limite portava all'esilio...».
Pare che lei sia più famoso mel mondo che a Modena.
«Forse perché la mia rientra in un tipo d’arte definita concettuale-comportamentale che è stata più seguita all'estero che nel nostro Paese. Inoltre - dice Vaccari - ho accompagnato l'attività pratica con studi teorici che hanno avuto una certa fortuna all'estero. A tal proposito, anche senza dire per ragioni scaramantiche dove a quando, verrà fatta una mostra estremamente importante in un paese straniero, dove sarò l'unico artista italiano. Ho l'impressione che si debbano superare le Alpi per avere più adeguati riconoscimenti».
Anche in Italia ha avuto soddisfazioni, come la tuttora memorabile Biennale di Venezia del 1972
«“L'esposizione in tempo reale n. 4 Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio” diede il via ad una quantità notevole di operazioni in altri paesi e non sembra aver esaurito il suo ciclo di influenza».
Quali opere espone a Modena?
«Il curatore Richard Milazzo ha scelto di presentarmi in una forma alquanto inedita, con lavori attinenti alla “Narrative Art”. In generale penso che i modenesi si sorprenderanno, constatando quali e quanti artisti di grande levatura siano passati da Modena che si è posta, come poche altre, città vocata all'eccellenza. Ci piangiamo spesso addosso, ma Modena ha tanti elementi di straordinarietà».
Perché, allora, tante polemiche?
«Sono troppo coinvolto perché le mie parole possano essere accolte come parere obiettivo. Posso dire che personalmente ho la massima fiducia nel curatore Milazzo che, tra l'altro, è un grande poeta. E di Mazzoli non si può che evideziare che egli, insieme a pochissimi altri colleghi, ha tenuto alta la storia dell'arte italiana, e non solo».
Cosa porta un evento anche in una prospettiva futura?
«La rassegna è la dimostrazione di come si possa prendere coscienza delle nostre potenzialità. Fare venire a Modena i bronzi di Riace o “La ragazza dall'orecchino di perle” di Vermeer sarebbe fare eventi di grande successo comunicativo, ma praticamente senza possibilità di proiezione nel futuro.
Bisogna essere soddisfatti della cultura a Modena?
«Mi pare alquanto “frantumata”. E la sorprendente esistenza di collezioni di qualità è la dimostrazione nel nostro territorio di una cultura, che si può definire “sommersa”».
Si parla di un possibile matrimonio tra Galleria Civica e Fondazione Fotografia.
«Mi sembra si voglia dare una base più consistente alle istituzioni e ciò lascia anche intravedere di pensare in grande».
Allora la nomina del direttore della Galleria Civica può attendere?
«No comment».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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