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Il procuratore Alfonso: "Che omertà nella politica a Bologna"

Il procuratore di Bologna Roberto Alfonso
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Il procuratore di Bologna Roberto Alfonso

Il magistrato lascia la direzione della Procura del capoluogo emiliano e va presiedere la Procura di Milano. Accuse contro la politica e la gestione della pubblica amministrazione: "Mai nessuno è venuto a dirci se c'è corruzione". E poi elogia il lavoro sull'Operazione Aemilia contro la 'ndrangheta a Modena e Reggio

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MODENA.  Il procuratore di Bologna Roberto Alfonso lascia l'incarico nel capoluogo regionale, dopo cinque anni per andare a presiedere la procura generale di Milano, e lo fa con toni amari. Aggiungendo però grande soddisfazione per il lavoro fatto a proposito dell'Operazione Aemilia, la complessa indagine della Dda contro la 'ndrangheta a Modena e Reggio.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SILENZI. «Ho la sensazione - ha detto parlando delle inchieste sulla pubblica amministrazione - che non ci sia stata collaborazione. Non abbiamo mai avuto una persona che sia venuta in Procura a raccontare, diversamente da quanto avvenuto in altri uffici del Paese. Sarebbe stato utile avere qualcuno che, ad un certo punto, parlasse e raccontasse se c'è un sistema che non funziona, corruttivo». «Vuol dire evidentemente che tutto va bene. Ne prendo atto», ha aggiunto in tono sarcastico.

IL CASO REGIONE. Sotto la guida del magistrato siciliano c'è stato un impulso nelle indagini sui reati di pubblica amministrazione, basti pensare alle spese dei consiglieri regionali, ma anche alle dimissioni di Flavio Delbono prima e di Vasco Errani poi dai ruoli di sindaco di Bologna e di presidente della Regione, come effetto di inchieste giudiziarie. «I reati di pubblica amministrazione sono gravissimi, al pari di quelli di criminalità organizzata, meritano un contrasto forte ed efficace», ha aggiunto.

OPERAZIONE AEMILIA. Nel passare in rassegna i fronti dell'azione della Procura, Alfonso ha citato 'inchiesta Aemilia della Dda «il momento più alto e importante nel contrasto alla criminalità organizzata nel distretto». Infine, il rapporto coi media, discusso per l'introduzione di una sala stampa e il divieto di accedere ai piani degli uffici dei Pm: «Sono stati tempi difficili, il rapporto non sempre sereno, ci sono stati momenti di contrasto. Ma questo è dovuto al mio profondo rispetto dei ruoli, dei giornalisti e del procuratore».

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