Movida della droga nel parco dietro al teatro Storchi
Verso sera sotto gli occhi delle telecamere il nuovo ’happy hour” di Modena, con il via vai di pusher e clienti.I blitz delle forze dell'ordine servono a poco
MODENA. C’è un’altra movida in città ed è devastante, per tutti. Gli orari sono quelli canonici: si inizia quando scatta l’happy hour, verso le 19 e in breve tutti i posti si riempiono, la panchine sono occupate, intorno all’area è tutto un girovagare di biciclette, in seconda e terza fila. É facile socializzare, bastano poche frasi poi spesso “si fanno in due” per accontentare alle richieste e non c’è bisogno neanche di spostarsi più di tanto. I modenesi , non solo quelli dei dintorni, si lamentano, sostengono che non c’è più pace da quando è in atto questa movida. E in effetti, dopo un periodo di calma apparente, con i veri animatori che o avevano abbandonato la piazza o erano stati ammanettati, ora è quasi tutto come prima. La vecchia guardia, forte di tra o quattro espulsioni, di denunce su denunce, si è insediata e ritorna a gestire come prima il traffico dell’eroina e dell’hascisc.
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Siamo nella zona del parco nel retro del teatro Storchi, un’area nota, che oltre ai riflettori della cronaca è sotto a quelli delle telecamere della rete comunale usata dalle forze dell’ordine.
L’altra sera dalle telecamere, verso le 19.30, si è potuto notare la presenza fissa di almeno 25 persone, tutti maghrebini: alcuni in bici che arrivavano partivano e tornavano, altri sulle panchine, altri tranquillamente a scaldarsi eroina e a sniffarsela “in diretta”. Sono “galoppini”, alcuni pure tossicodipendenti, addetti alle consegne e che non gestiscono direttamente gli affari di droga. Infatti a questo ci pensano i capi, i cardini della “banda dei viali” che comprano all’ingrosso e si dividono la gestione dello spaccio al dettaglio. Al loro servizio poi c’è la rete di chi consegna, di chi va a prendere la droga, in particolare hascisc, nei nascondigli ormai classici: panchine e soprattutto i chioschi. L’area dei nascondigli arriva sino alla sede della prefettura. Per l’eroina i rifugi sono più sofisticati, ma sempre nel parco. E così ecco la “movida”, un costante via vai, arrivare, sostare, l’andare a prendere droga e poi consegnarla, con i clienti che telefonano e attendono altrove l’arrivo della loro merce.
Ma se è tutto così chiaro, sia nei modi che nei protagonisti, perché non viene stroncata questa movida?
Per vari fattori. La flagranza di reato, se non c’è in ballo un quantitativo ingente, da sola non basta, si entra sempre nella categoria del reato lieve. Per cui chi lavora con la droga sa di avere dei problemi di carcere, di punibilità, solo quando il suo “score” sta diventando troppo alto. Quando cioè denunce , fogli di via, ed espulsioni si sommano a dismisura. Le forze dell’ordine riferiscono come a loro capiti di sentire, durante le intercettazioni, un frase ricorrente: «Non ti preoccupare, qui anche se ci beccano ci denunciano o al massimo di danno un po’ di domiciliari, roba da nulla» . E in effetti tanti tra quei 25 guardati in azione l’altra sera con le telecamere sono vecchie glorie, gente conosciuta con buoni curriculum. Controffensive? Si interviene con piccoli blitz: sono operazioni chirurgiche che creano buchi nella rete, spesso subito ricuciti dal “giro”, ma sono passaggi , intrusioni che spesso possono diventare strade che raggiungono i gestori, chi getta le reti. Ci sarebbero i grandi blitz , ovvero le retate. Queste devono essere supportati da un necessario e sufficiente spiegamento di forze. E non solo. Serve tanto tempo da spendere. Perché ogni persone che viene fermata va poi “gestita.
Una volta portati in questura i fermati vanno innanzitutto identificati. Non sempre spuntano i documenti.
Quasi sempre spuntano decine di alias. E allora bisogna prendere le impronte e provvedere con la fotosegnalazione. Bisogna ovviamente controllare la posizione giuridica: se la persona è in regola con le norme sull’immigrazione, se esistono fogli di via, espulsioni, pene residue da scontare, provvedimenti restrittivi disattesi, varie ed eventuali. Per cui per le squadre delle forze dell’ordine è prevista l’alba per le pratiche annesse, per il lavoro “oscuro” d’ufficio. Poi si arriva in tribunale: una mattinata in corso Canalgrande, e poi, verso sera, gli agenti sono in auto vicino allo Storchi e incontrano il maghrebino con cui hanno passato la mattinata...
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