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Ferrari, la testa e il cuore

di ENRICO GRAZIOLI

 Il dubbio, quando si ha a che fare con Sergio Marchionne, con i suoi modi e le sue strategie così lontani, così diverse dalle liturgie asfittiche di tanta imprenditoria italiana, è...

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Il dubbio, quando si ha a che fare con Sergio Marchionne, con i suoi modi e le sue strategie così lontani, così diverse dalle liturgie asfittiche di tanta imprenditoria italiana, è quasi fisiologico. Quando sul capo della Ferrari (che lui giura e stragiura resta italiana e in Italia pagherà ancora le tasse sui suoi redditi) spunta comunque una società controllante, con sede legale in Olanda e pure quella fiscale, l’ombra di un allontanamento dalla motor valley modenese persiste.

Come quando, pur moltiplicandosi in città gli ingegneri del Centro ricerche, gli operai della Maserati vedono il loro marchio storico prendere corpo sui bolidi assemblati a Grugliasco: mentre loro si affannano a ridare vita alla gloriosa ma veneranda Alfa (che per altro distribuisce e se va bene distribuirà ancor di più la produzione tra Cassino, Pomigliano, magari Mirafiori, chissà...).

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Il problema è che con Marchionne non ci sono moral suasion o pressing politici, tantomeno pressioni sindacali, che valgano: il suo aver salvato il destino di ciò che era la Fiat, restituendo all’Italia un presente e anche un ruolo nello scacchiere impazzito dell’auto mondiale, nasce dall’aver fatto di testa sua, senza peli sulla lingua, senza timore di contraddirsi qua e là, né di cambiare opinione o percorso all’improvviso. E i risultati ne rafforzano l’autodeterminazione esattamente come l’autostima.

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Giusto che Modena in tutti i modi si appelli e cerchi conferme alla presenza “pesante” del mondo Fca qui. Ma la carta migliore per convincere Marchionne a restare e a investire qui, sarà sempre e semplicemente il continuare a essere Modena: la terra dove i motori sono storia e mito, sapere e pratica, studio e lavoro diffuso in un reticolo di aziende, scuole, ricercatori, maestranze come da nessun’altra parte in Italia e forse al mondo. Lui porti pure la testa della Ferrari altrove, ma qui c’è il cuore, che da sempre batte e che per sempre deve fare in modo di battere al meglio, così da non essere abbandonato. Per sempre, che come in tutte le questioni di cuore è questione delicata, nessuno sa quanto può durare. A volte, come si sentiva rispondere Alice nel Paese delle meraviglie, anche un attimo.

@engraz

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