«Orgoglioso per Aemilia ma qui c’è tanta omertà»
L’amaro addio del procuratore capo Alfonso che ha condotto l’inchiesta sulla ’ndrangheta e le infiltrazioni nei lavori e negli appalti per il terremoto
«Ho la sensazione che non ci sia stata collaborazione. Non abbiamo mai avuto una persona che sia venuta in procura a raccontare, diversamente da quanto avvenuto in altri uffici del Paese. Sarebbe stato utile avere qualcuno che, ad un certo punto, parlasse e raccontasse se c'è un sistema che non funziona, corruttivo. Vuol dire evidentemente che tutto va bene. Ne prendo atto...». È stato un addio amaro e che fa già discutere quello del procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso, che dopo cinque anni, lascia la città delle Due Torri per andare a presiedere la Procura generale di Milano e ha tracciato un resoconto dei momenti difficili ma anche delle soddisfazioni conseguite durante il suo mandato. Sotto la guida di Alfonso hanno conosciuto impulso indagini sui reati di pubblica amministrazione e, in particolare, nella Bassa, ma in tutta la nostra provincia, ha suscitato profondo scalpore la maxi inchiesta Aemilia, condotta dal procuratore capo di Bologna. L’operazione della Dda Aemilia ha portato allo smantellamento di una fittissima rete di rapporti tra politica, imprenditoria e ’ndrangheta in Emilia Romagna e anche a Modena, aprendo scenari nuovi nella lotta contro la criminalità organizzata al nord. Parlando di Aemilia, Alfonso la definisce come «il momento più alto e importante nel contrasto alla criminalità organizzata nel distretto». La procura sotto la sua direzione si è segnalata per altri casi eclatanti, uno su tutti il processo sul finanziamento regionale di 1 milione di euro alla cooperativa romagnola Terremerse che ha portato alla condanna in secondo grado, con sentenza poi annullata con rinvio dalla Cassazione, dell’ex presidente della Regione, Vasco Errani, per falso ideologico. Alfonso ha poi puntato l’indice contro «i reati di pubblica amministrazione, sono gravissimi, al pari di quelli di criminalità organizzata, meritano un contrasto forte ed efficace - ha aggiunto. Alfonso ribadendo che - i reati di pubblica amministrazione sono gravissimi, al pari di quelli di criminalità organizzata, meritano un contrasto forte ed efficace». E ha sottolineato come l’obiettivo del suo impegno sia sempre stato quello della «ricerca della verità» e non la preoccupazione per l'immagine delle istituzioni. «Non faccio il collezionista di immagini, ma il Procuratore della Repubblica"» ha detto, rivendicando i risultati. A causa dei tagli, la procura di Bologna non può più pagare la benzina delle auto in dotazione all'ufficio per «mandare i sostituti procuratori della Dda a rappresentare l'accusa nei tribunali della Regione. Ora i colleghi dovranno andare in trasferta con le loro macchine. Ci rendiamo conto del momento difficile che attraversa il Paese, ma è bene che si sappia in quali incredibili difficoltà la procura e in generale gli uffici giudiziari si trovano ad operare».
Serena Arbizzi
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