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Un’email trappola e il computer finisce in “ostaggio”

Un’email trappola e il computer finisce in “ostaggio”

Anche a Modena già 11 ditte vittime del virus Cryptolocker Ogni giorno due casi: pc bloccato con richiesta di 400 euro

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Dall’inizio dell’anno undici aziende modenesi si sono ammalate, colpite dal virus Cryptolocker che, se non curato tempestivamente, annienta i computer, oscura e rende inaccessibile tutto il loro contenuto. Se si rivogliono indietro i propri averi informatici, bisogna pagare un riscatto, sui 300-400 euro. Undici vittime si sono rivolte alla polizia postale denunciando il fatto di aver dovuto pagare il riscatto. Ma il “contagio” adesso è molto vasto: come spiega il nuovo comandante della Postale modenese Marco Ferrari «riceviamo almeno due o tre segnalazioni al giorno da persone o ditte a cui è arrivata la email infetta e che si sono trovate con il pc bloccato. Sono persone che non hanno pagato il riscatto e che cercano di capire cosa stia accadendo. Alcuni ci portano in sede il loro computer. Noi non ripariamo, sia chiaro, diamo consigli, spieghiamo. Il pc si può riparare, dipende dal grado di infezione del virus. A volte, ad esempio, basta mettere indietro di un giorno la data del pc». Ma che cosa è questo “Cryptolocker” che sta imperversando ovunque e che, nella nostra regione, ha fatto registrare più di cento casi? Tutto inizia da una email. La parola all’esperto: «A Modena inizialmente arrivava una email che utilizzava, perfettamente imitato, quasi clonato, il logo, i caratteri e le scritte della ditta di spedizioni Sda - dice il comandante Ferrari - Con questa si informava che c’era un pagamento non effettuato e che la pratica era tutta in un allegato. Poi dalla Sda l’organizzazione è passata a utilizzare il marchio Enel, con la stessa modalità dell’allegato. I truffati mandano l’email a caso, senza sapere prima se si tratta di ditte o di privati, se possono pescare dove ci sono soldi oppure no. È quando si risponde, perché caduti nella trappola, che si danno loro delle informazioni: vedono dalla email di risposta chi è la vittima e il riscatto varia di conseguenza».

Cosa accade dunque? Aprendo l'allegato (solitamente un documento in versione pdf) viene iniettato un virus che inizia a criptare tutti i file contenuti nel computer, anche quelli eventualmente collegati in rete e in tutte le periferiche ad essi connesse, inclusi quelli di back-up se erroneamente tenuti collegati al sistema informatico.

A questo punto si realizza il ricatto dei criminali informatici che richiedono agli utenti, per aprire i file e rientrare in possesso dei propri documenti, il pagamento di una somma di alcune centinaia di euro in “bitcoin” a fronte del quale ricevere via email un programma per la decriptazione. In sostanza, una password che libera il pc.

Ma chi c’è dietro a questa truffa informatica? «C’è una organizzazione che ha radici e tante ramificazioni all’estero. La Postale è riuscita a scovare una organizzazione nel Bergamasco, ma si trattava di persone che si occupavano del trasferimento, del cambio dei bitcoin, una moneta elettronica praticamente non rintracciabile e, da quanto ci risulta, non erano quelli che agivano nel Modenese. Sono indagini lunghe, complicate e che coinvolgono più forze».

Stefano Totaro

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