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Crisi, la Open.Co chiederà il concordato

Crisi, la Open.Co chiederà il concordato

L’azienda: «Situazione finanziaria insostenibile». Il sindacato: «Qui si rischia una catastrofe». L’appello alla Regione

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La Open.Co, nata un anno fa dalla fusione tra la Coop Legno e la reggiana Cormo, ha deciso di procedere alla richiesta di concordato preventivo. Una decisione che arriva dopo lunghe e sofferte trattative per cercare di garantire la continuità occupazionale ai 150 lavoratori della storica cooperativa del legno, diretta dall’ex assessore Daniele Sitta.

Un primo passo per cercare di sconfiggere la crisi era stata proprio la fusione tra Coop Legno e la Cormo di San Martino in Rio che ha portato lo scorso anno alla creazione di Open.Co. Poi si è tentato di mettere in atto un processo di riorganizzazione che coinvolgesse Open.Co e la ferrarese Lavoranti Legno: la volontà era di fare nascere un unico soggetto per offrire stabilità alle due imprese che, insieme, impiegano circa 500 addetti. Poi, però, non è stato possibile realizzare questo progetto e lunedì si è arrivati alla richiesta, da parte del consiglio di amministrazione di Open.Co del concordato preventivo. «La decisione si è resa necessaria a causa del continuo peggioramento della situazione finanziaria che non consentiva più il regolare svolgimento dell’attività aziendale – si legge nel comunicato rivolto a soci e lavoratori – Il fatturato insufficiente, seppur in aumento rispetto all’anno precedente, le insufficienti marginalità provocate da prezzi inadeguati, imposti da un mercato in perdurante crisi da sette anni, gli insoluti e le ingenti perdite su crediti, hanno causato una situazione non più sostenibile con l’attuale struttura di costi aziendale».

Open.Co manifesta poi la volontà di presentare un piano e auspica che «il movimento cooperativo e le sue strutture finanziarie mantengano l’impegno assunto di supportare e finanziare il progetto di aggregazione tra noi e la Lavoranti. Crediamo sia fondamentale mantenere un nucleo di presenza nelle tre sedi provinciali» prosegue la nota.

Nel frattempo, ieri si è svolto l’incontro richiesto da Fillea Cgil Emilia Romagna, tra Legacoop, Open.Co e Lavoranti in Legno, le Rsu dei tre stabilimenti e le delegazioni Fillea Cgil provinciali. Il sindacato ribadisce la necessità di soluzioni che garantiscano la continuità del rapporto di lavoro e adeguate coperture in termini di ammortizzatori sociali. Intanto, entro il 20 luglio si terranno 4 ore di sciopero nei tre stabilimenti: modalità della mobilitazione verranno decise oggi pomeriggio durante le assemblee sindacali. «L'alternativa è una catastrofe sociale, oltre che occupazionale – dicono da Fillea - Poichè di risposte concrete anche oggi non ne sono arrivate, la Fillea Cgil ha inviato richiesta urgente all'assessore Regionale Palma Costi di convocazione di un tavolo di crisi». (s.arb.)

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