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«Noi cantiamo la fatica e l'orgoglio delle mondine»

di Ombretta Guerri
 «Noi cantiamo la fatica e l'orgoglio delle mondine»

Il coro di Novi porta in tutto il mondo l'epopea delle risaie: Un mestiere che non esiste più raccontato con passione da Silva, 86 anni, e da Giulia, 23

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MODENA. Mondina sembra un termine di un’altra epoca, legato a un lavoro duro, lontano da casa, a un mondo che il cinema solo in parte ha saputo raccontare. Ma a Novi le mondine ci sono ancora, e sono orgogliose di esserlo. Non c’è più il lavoro in risaia, ma c’è un ricordo da mantenere vivo, una storia da tramandare. Ed è questo che fa il coro delle mondine, che gira tutto il mondo per far ascoltare le canzoni che un tempo, neanche troppo remoto, riecheggiavano nelle risaie.

Nel coro delle mondine ci sono donne di tutte le età. Chi, come Silva Manicardi, è mondina da una vita; chi, come Giulia Berni, lo è solo da qualche anno, affascinata da giovanissima, 18 anni, da questa tradizione. Le abbiamo incontrate tutte e due, Silva e Giulia, per farci raccontare il loro amore per questo coro.

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Silva Manicardi ha 89 anni e una voce squillante: «Ho iniziato a fare la mondina quando avevo 14 anni. L'ho fatta per 12 anni, 8 da nubile e quattro da sposata, con due figli piccoli. Andai a lavorare perché c'era bisogno, la famiglia aveva bisogno di me e io sono orgogliosa di aver aiutato. Fare la mondina era un lavoro faticoso, si stava nelle risaie dalle 10 alle 12 ore al giorno, stavamo via dai 40 ai 45 giorni, lavorando sette giorni su sette. Andavamo in diversi posti, ma primariamente nella zona di Vercelli e Novara».

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«Da Novi - prosegue Silva- arrivavano 200 mondine. Si cantava per sentire meno la fatica. Il padrone ci faceva cantare, ma possibilmente canzoni con un ritmo veloce, così si lavorava più in fretta. Il rapporto tra di noi era bellissimo, ci aiutavamo più possibile e quando potevamo alla sera organizzavamo anche degli spettacoli con l'obiettivo di raccogliere soldi per aiutare le mamme in difficoltà che dovevano pagare l'asilo ai figli».

«Quando nel 1990 sono venuti a chiedermi di entrare a far parte del coro delle mondine ero titubante - dice ancora Silva - poi mi sono lasciata convincere. Tutti i viaggi ed i concerti che abbiamo fatto sono stati meravigliosi: in tutta l'Italia, ma anche in Russia, Stati Uniti, Argentina e Bulgaria. E ci hanno sempre accolto a braccia aperte. È stato bellissimo cantare e far conoscere a tante persone chi eravamo e la nostra storia. Volevo che capissero cos'era la risaia. Vedere poi anche ragazze giovani come Giulia entrare è stato meraviglioso. In questo modo la nostra storia non andrà persa. Potrà essere trasmessa alle giovani generazioni per essere condivisa».

Poi con la voce rotta dalla commozione, Silva conclude: «Ho fatto tanti lavori, ma mi è rimasto lo spirito da mondina, lo spirito di voler sempre aiutare gli altri. È inutile, sono stata e sarò sempre una mondina».

Giulia Berni è la mondina più giovane, ha 23 anni, vive a Modena ma è di Rolo. A breve conseguirà la laurea magistrale in Giurisprudenza. Ci ha raccontato come è iniziata la sua avventura nel coro: «Sono entrata nel coro dopo un viaggio ad Auschwitz con il Treno della Memoria. Tra gli ospiti d'eccezione c'era anche il Coro, accompagnato da Cisco dei Modena City Ramblers. Dopo quel primo incontro, le ho riviste un paio di volte prima che, nel negozio dei miei genitori, una mondina, Annarosa, provasse a convincere mia madre ad andare a cantare. Avevo 18 anni, ma per scherzo risposi che sarei andata io. Era entusiasta. Il primo giorno di prove sono arrivata con anticipo rispetto alle altre ed era presente soltanto Lidia, la più anziana tra le mondine che cantavano in quel periodo. Le ho spiegato che ero lì per fare la prima prova, mi ha fatto sedere di fianco a lei e mi ha raccontato la sua esperienza in risaia. Mi ha preso subito sotto la sua ala. Non potevo sperare in un benvenuto migliore».

Cosa significa per te essere una mondina? E cosa vuol dire essere mondina oggi?

«Per me essere una mondina è un motivo di vanto. Ho trovato un modo alternativo di incanalare la passione che mi contraddistingue, dedicando il mio tempo al coro ed alle canzoni. Essere una mondina oggi significa avere il privilegio di portare avanti una storia importante, che non dovrebbe essere dimenticata».

Cosa ti sta insegnando questa esperienza?

«Mi ha insegnato sicuramente ad essere paziente. Siamo tante, tutte diverse e tutte splendidamente donne, ma questo a volte rende le cose molto difficili. Mi ha insegnato ad amare il canto, ancor più di quanto già lo amassi prima. Mi ha insegnato i valori che ritengo importanti nella mia vita di tutti i giorni, primo tra tutti la Resistenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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