Cannabis legalizzata: la proposta divide i parlamentari di Modena
Un articolo della legge è stato scritto da Ferraresi, M5S Pd: la Pini promotrice, Patriarca contro. Chi firma e chi no
MODENA. Cannabis sì, cannabis no. La proposta di legge in Parlamento è stata presentata da un interguppo che comprende tra i primi venti aderenti Giuditta Pini del Pd, ma uno dei pilastri di questa legge è proprio il testo presentato dal M5S per opera di Vittorio Ferraresi. Parla modenese il testo che in questi giorni circola e fa discutere la politica romana, un testo che a ieri sera ha superato le 250 firme di parlamentari, un numero che può ambire, in caso di voto, a una maggioranza. Non è facile capire cosa ne pensano i singoli parlamentari modenesi su questo tema che riguarda la posizione sia morale che politica del partito (soprattutto per i cattolici) e quella personale del parlamentare.
Molto convinti della proposta sono i due Cinque stelle modenesi. Come detto, Ferraresi è stato al 99% l’ideatore del primo capitolo che ricalca la proposta del M5S sulla coltivazione personale e associativa di cannabis, che è il primo pilastro della proposta di legge sottoscritta da ben 87 deputati del M5S. Anche Michele Dell’Orco è favorevole a questa soluzione.
Nel Pd invece si va in ordine sparso. Giuditta Pini è tra i primi venti firmatari dell’Intergruppo proposto dal radicale Benedetto Della Vedova, di Scelta Civica, che ha sottoposto alla firma dei colleghi il testo definitivo ora in circolazione. Tra i modenesi hanno già firmato la proposta Stefano Vaccari, Carlo Galli, Davide Baruffi. Non hanno invece firmato Matteo Richetti, Maria Cecilia Guerra, Manuela Ghizzoni e Laura Garavini. Non si tratta di posizioni definitive: la raccolta firme è ancora in corso. Contrario, nel Pd, è invece Edoardo Patriarca: «Con tutto il rispetto per Della Vedova, il dibattito sulla liberalizzazione della cannabis mi sembra vecchio, fermo agli anni ’70. Le droghe leggere nei fatti sono liberalizzate da tempo, oggi la vera sfida è la prevenzione - afferma il deputato del Pd di area cattolica, componente della Commissione Affari Sociali - dove queste sostanze sono state liberalizzate sono aumentate le malattie legate ai consumi. Il nuovo welfare italiano si dovrà occupare anche di come difendere i nostri giovani dai danni provocati dagli stupefacenti».
Totalmente contrario, sul fronte opposto, sempre tra i cattolici, è il senatore Carlo Giovanardi di Ncd: « Non capisco perché abbiamo appena approvato una legge che prevede una pena fino a 18 anni per chi guida sotto gli effetti di droghe, investe e uccide più persone e poi promuoviamo una legge che legalizza l’uso di marijuana per uso ricreativo, cioè per divertimento». Al contrario, tra coloro che ritengono fallito il proibizionismo c’è Ferraresi di M5S: «Nel mondo ormai si moltiplicano gli esempi virtuosi di una legalizzazione ragionata e controllata, non possiamo che seguire questi esempi che permettono di togliere di mano alle mafie un mercato proficuo». La Pini, Pd: «Ho preso una posizione precisa dopo aver letto il Rapporto Onu 2010 sulle droghe. Il proibizionismo è fallito».
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