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Pescatore di Modena intrappolato nel torrente: salvato dall’elisoccorso

di Stefano Totaro
Pescatore di Modena intrappolato nel torrente: salvato dall’elisoccorso

«Un masso si è staccato e mi ha spaccato la caviglia Il cellulare non s’è bagnato, ho chiamato e poi il salvataggio emozionante»

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MODENA. Volete provare l’ebbrezza di un viaggio in elicottero un po’ alternativo, sospesi nel vuoto, agganciati a una fune ma comodamente seduti in una cabina a forma di uovo? Se vi avventurate così verso sera, potete dominare dall’alto le vallate dell’Appennino, mentre scende il tramonto e il cielo si infiamma di colori.

È stato questo l’unico, però impagabile, momento poetico e spensierato di Marco Leonardi, trentenne modenese protagonista di una disavventura, fortunatamente a lieto fine, andata in scena sulle nostre montagne, quando solo per un fortuito caso il suo cellulare non è andato fuori uso e lui, con una caviglia spezzata in più punti, in fondo ad una vallata impervia e isolata, è riuscito a lanciare un Sos. Poi, come racconta, l’altra vera fortuna è stata trovare sul campo gli uomini giusti, i volontari del Soccorso alpino e dell’elisoccorso che non solo lo hanno salvato ma che gli hanno rivelato “un mondo” diverso nell’azione ma simile proprio al suo e al quale ora lui aderirà con passione, non appena si sarà ristabilito. Marco Leonardi infatti è quello che viene definito un “worksafety”, una nuova figura professionale: è un esperto, un consulente, per ditte e cantieri, di sicurezza sul lavoro ( la Ferrari è tra i suoi clienti) . Conosce i rischi e tiene lezioni su come affrontare le emergenze ed evitare il peggio. Ma quella mattina del 4 luglio, quel “peggio” era davvero difficile da prevedere.

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«Ero andato a pescare nel torrente Ospitale, vicino a Fanano, lasciando l’auto sulla strada e scendendo nella vallata per una ventina di metri. Ero in piedi in acqua fonda 10 cm e un masso enorme accanto a me si è spostato, piegandosi su un lato e cadendo dall’altezza di un metro. La caviglia destra mi è rimasta sotto. Fortuna ha voluto che il cellulare non si è bagnato altrimenti sarei ancora lì. Ho chiamato il 118 e intanto, vincendo il dolore che stava facendo svenire, ho estratto la caviglia. Se non lo avessi fatto l’avrei persa. È’ arrivata una squadra del 118 ma non erano attrezzati, poi ecco i volontari del Soccorso alpino che a loro volta hanno chiamato l’elisoccorso». L’elicottero è arrivato, a pelo d’acqua, e in un turbine di acqua foglie e rami scendono in cinque, tra cui il medico. Viene fatta una barella , il 30nne viene messo dove può essere caricato dentro “all’uovo”, al seggiolone di salvataggio.

«E qui è stata la parte più bella, un viaggio sospeso nell’aria. Avevo preso un farmaco e sentivo anche meno male..». Poi l’atterraggio al campo sportivo di Pavullo, le prime cure alla frattura scomposta di tibia, perone e malleoli, il trasferimento al Policlinico da dove è uscito l’altro giorno. «Ringrazio chi mi ha salvato. Mentre ero in barella mi sono già iscritto al Soccorso alpino e, fra sei mesi, quando sarò guarito sarò con loro».

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