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Affare mascherato da beneficenza

Affare mascherato da beneficenza

Distribuiti volantini con la scritta “Aiuto”, ma è il nome della ditta che poi rivende

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I volantini con la scritta “Aiuto” e “Aiuto Italia” sono comparsi la scorsa settimana. E non solo a San Felice, ma un po’ ovunque: a Concordia e in altri paesi del circondario. Piccoli manifestini che invitavano la gente a donare abiti ed elettrodomestici per una “raccolta”, a scopo apparentemente solidale o benefico. Invece era una operazione a scopo di lucro. Di raccolte abiti usati infatti ce ne sono tante. La maggior parte vengono gestite da associazioni quali la Caritas, o da Onlus registrate a scopo di solidarietà. In base agli accertamenti, questa iniziativa aveva alle spalle uno scopo diverso. La raccolta era di scarpe, abiti usati, piccoli elettrodomestici e pentole. E il volantino indicava il giorno di raccolta: “martedì dalle 8 in poi”, senza dettagli. La polizia municipale dell’Area Nord si è insospettita e così nel “giorno di raccolta” ha predisposto controlli mirati. Una pattuglia ha fermato in Via I Maggio a San Biagio un Ford Transit, con a bordo due uomini di nazionalità pakistana residenti a Carpi, incaricati della raccolta. I due sono stati portati al comando per i controlli del caso. J. M. di anni 35 che guidava il Ford, sul quale veniva caricata la merce raccolta, è risultato titolare di una ditta di servizi pubblicitari e marketing con sede a Mirandola, ma di fatto trasferita a Carpi. A.L. di anni 40 è risultato essere un suo dipendente.

J.M., interrogato, ha ammesso di essere stato incaricato da una fantomatica ditta del Comasco, per la raccolta. Ha esibito un documento di autorizzazione alla raccolta, documento però non registrato, che gli era stato fornito dalla ditta privata del comasco dal nome “Aiuto”, senza alcun contratto scritto. Dai conseguenti controlli pertanto è emerso che non esisteva alcuna raccolta di beneficenza: una volta raccolte, le donazioni degli ignari cittadini venivano depositate in un capannone per poi essere prelevate una volta al mese dal responsabile della fantomatica ditta lombarda. «Destinazione finale sconosciuta, ma non si tratta sicuramente di beneficienza», commenta la municipale.

La stessa polizia municipale ha anche inviato tutta la documentazione per la parte di competenza alla Guardia di Finanza di Mirandola.

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