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«Seta, ora Reggio faccia il suo dovere»

«Seta, ora Reggio faccia il suo dovere»

Da tre anni produce buchi di bilancio che Modena e Piacenza coprono. E sotto la Ghirlandina dicono «basta» specie a Til

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MODENA. Tra Modena e Reggio Emilia è “guerra” sulla gestione dell’azienda di trasporto pubblico Seta. Una battaglia “politica ed economica” in cui sotto la Ghirlandina dipingono Reggio Emilia come una “cicala” mentre le “formiche” Modena e Piacenza (terzo territorio coinvolto nell’azienda trasporti) sudano tutto l’anno producendo utili. Reggio è stata chiamata a fare riforme e tagli per contenere le spese, ma il risultato è che in 3 anni Reggio ha accumulato perdite per ben 3,5 milioni di euro, mentre Modena e Piacenza che “i compiti li hanno fatti” con sacrifici e tagli hanno prodotto un milione e mezzo di utili a testa.

«Modena è entrata in Seta con i conti in ordine ed è ora che anche i partner pubblici degli altri territori facciano gli sforzi necessari affinchè gli impegni siano ripartiti equamente - diceva molto esplicitamente ieri l’assessore Gabriele Giacobazzi - E comincino a sentirsi tutti pienamente e responsabilmente parte di Seta».

I PRIVILEGIATI. Un sentire che non è solo della politica modenese, ma anche di chi sulla strada c’è tutti i giorni, di chi molti dei tagli e dei sacrifici li ha vissuti e li sta vivendo sulla propria pelle: gli autisti. Tanto che la lettera inviata da Muzzarelli e dai sindaci lunedì, e le parole di Giacobazzi venerdì, sono state accolte con un «Meglio tardi che mai».

DUE PESI DUE MISURE. Già perché la lista di differenze di trattamento tra Modena e Reggio è lunga. Non solo l’orario di impiego: gli autisti reggiani lavorano 36 ore quelli modenesi 39, ma anche il capitolo benefit: il modenese che va in trasferta a Reggio non ha alcun benefit, il reggiano che viene a Modena gode di rimborso benzina e di buono pasto aggiuntivo. E ancora: il fatto che a Modena si siano ritoccate le tariffe e a Reggio non ne hanno voluto sapere, pretendendo prima investimenti. Quindi l’auspicio del “popolo” degli autisti è che questa diatriba porti davvero ad una eguaglianza vera nel trattamento tra dipendenti. «Siamo tutti di Seta non si Serie A e di Serie B. Non che Lucignolo continui a vivere nel paese dei Balocchi, mandando Pinocchio a faticare per lui...».

IL NODO POLITICO. Tornando al quadro politico il braccio di ferro in atto è legato soprattutto ad un tema: Til, la società pubblica al 100% reggiana (con il Comune di Reggio socio principale a trarne benefici economici) che gestisce i “minibù” in centro città e una piccola parte del servizio extraurbano. Fu proprio Reggio Emilia a voler escludere Til dalla fusione, rivelandosi uno dei motivi dei costi maggiori per Seta

. Quindi Modena auspicherebbe la chiusura di Til in cambio della nomina del suo attuale amministratore, Roberto Badalotti, nel ruolo di ad di Seta. Un vero braccio di ferro, che riaccende una partita da anni mai sopita. Un atteggiamento quello modenese non senza pesanti malumori, in casa reggiana, che ora si ripropongono di fronte alle pressanti richieste modenesi sulle rendicontazioni dei singoli bacini dell’azienda del trasporto pubblico locale. Tra l’altro il 23 luglio arriverà il bilancio. Una richiesta, quella dei bilanci di bacino, fatta proprio per evidenziare come i problemi economici di Seta derivino da Reggio.

TIL INTOCCABILE. È stato nel corso delle lunghe trattative che condussero alla nascita di Seta che si ipotizzò la nomina di Badalotti nel ruolo di amministratore delegato. Un modo pensato dalla scorsa amministrazione regionale per far confluire Til in Seta senza creare fratture fra i soci, segnando un nuovo passo verso una grande azienda unica regionale del trasporto pubblico. Progetto poi accantonato. Til è rimasta nel campo, vissuta da Seta come una vera “spina al fianco”.

CONCORRENTE IN CASA. Il motivo? Con i suoi Minibù, Til copre a Reggio 670 dei circa nove milioni di chilometri di trasporto pubblico, ponendosi in diretta concorrenza anche con consorzi privati che ottengono da Seta contratti di subappalto. Gestiti direttamente da Seta, infatti, a Reggio sono circa 5,7 milioni di chilometri. Un dualismo che si ripropone politicamente anche in questi giorni: da un lato il sindaco e presidente della Provincia di Modena, Giancarlo Muzzarelli, che chiede per conto dei modenesi processi di integrazione o chiusura delle partecipate degli altri soci che operano nel trasporto pubblico.

Da un altro lato, l’assessore alla Mobilità, Mirko Tutino, che ha difeso Til a spada tratta, il gioiello di sua proprietà definendola «un bene comune» e sottolineando l’apprezzamento della popolazione.

TESORETTO. A far gola agli altri soci Seta, c’è un tesoretto in capo alla società pubblica reggiana composto non solo da un capitale sociale di 2,2 milioni di euro e di un patrimonio netto di 3,3milioni. Ma anche da un’attività diversificata che spazia dagli scuolabus fino alla gestione dei parcheggi, con ricavi consolidati negli anni. Un piccolo “impero” sempre in attivo, gestito dal 1999 - anno della nascita - dallo stesso Badalotti, che ora vede la strada sbarrata verso il cda di Seta proprio in conseguenza dell’attività della sua “creatura”. Starà alla Regione trovare una mediazione, che allo stato non sembra facile?

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