Il luppolo di Marano da settembre sarà varietà registrata
Si consolida la sperimentazione della produzione autoctona Ci si prepara alla vendita nonostante il vuoto normativo
MARANO. «L'interesse attorno alla coltivazione del luppolo è sempre cresciuto in questi anni. Tutto ciò ha avuto ricadute molto positive sul progetto di ricerca sul luppolo autoctono di Marano». Con queste parole, ieri mattina il dottor Tommaso Ganino, ricercatore dell’Università di Parma che segue il luppoleto sperimentale, ha ritratto quella che è una realtà, per quanto ancora piccola, sempre più consolidata sul territorio di Marano, ovvero quella della coltivazione del luppolo autoctono.
Il progetto, dagli inizi nel 2011, si è sempre più sviluppato, arrivando ora al ramo commerciale, cui è dedita la Italian Hops Company, “start-up nata come costola del progetto sul luppolo autoctono”, come la definisce uno dei fondatori, Eugenio Pellicciari. Non sarà ancora il luppolo di Marano, ad essere commercializzato a settembre, ma varietà americane le cui proprietà sono state influenzate dal nuovo ambiente in cui sono cresciute, ovvero il luppoleto della start-up a Cognento, sotto la supervisione dei soci e dei ricercatori dell’Università di Parma.
«I luppoli americani ci servono per creare standardizzazione. Vogliamo arrivare a commerciare varietà italiane - dice Pellicciari - Visto il valore della birra artigianale è impensabile non avere coltivazioni ufficiali di luppolo».
Intanto, alcune delle varietà sviluppate a Marano saranno incluse nel registro delle varietà ufficiali a settembre, ed anche i dati mostrati durante il simposio “Luppolo italiano: storia di un divenire made in Italy”, organizzato al centro culturale, hanno mostrato il progressivo delinearsi delle caratteristiche del luppolo autoctono, tra sentori erbacei e speziati.
«Le nostre varietà sono diverse da quelle commerciali. Questo, insieme al know how e ai nostri strumenti di selezione, dà al “made in Marano” qualche vantaggio sul panorama europeo», dice Ganino.
«Siamo ad un punto abbastanza avanzato dello studio - conviene l’onorevole Alberto Pagani, commissione trasporti alla Camera - Il passo successivo è la sperimentazione sul mercato, per cui serve una politica di sostegno».
Riguardo al sostegno politico, ricercatori, agricoltori ed esponenti del mondo birrario locale e nazionale hanno denunciato il grosso vuoto normativo riguardo la birra artigianale e le coltivazioni dei suoi ingredienti: «Ho l’azienda a venti chilometri da qui, e sto cercando di coltivare malto e luppolo - racconta un agricoltore - Noi siamo sostanzialmente lasciati soli, non abbiamo l’assistenza adeguata. Serve maggiore cooperazione».
Gli agricoltori interessati, accorsi da tutta Italia, oltre che il vuoto normativo hanno ancora qualche riserva di fronte ai non trascurabili investimenti necessari per avviare una coltivazione commerciale di luppolo. Per questo, tra gli altri, Pellicciari parla di «sviluppare una rete locale con i produttori, per creare canali di vendita condivisi».
«È importante che gli agricoltori credano nel progetto - dice il sindaco Emilia Muratori - perché è una grande opportunità di crescita».
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